Terni, 20 luglio 2019 - Aveva nel sangue tracce di droga (anfetamine, cocaina e cannabinoidi) il 33enne dominicano arrestato dopo aver ferito ieri mattina, nel corso di una colluttazione, un carabiniere del Nucleo operativo radiomobile di Terni. Era già conosciuto come assuntore e aveva dei precedenti di polizia legati allo spaccio. Ha passato la prima notte nel carcere di Sabbione, dove è rinchiuso con le accuse di tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale, in attesa di essere interrogato. Ieri gli investigatori non hanno potuto ascoltarlo in quanto ancora in stato di alterazione.

L'uomo, residente ad Avezzano (L'Aquila), vive da circa un anno con la compagna a Terni, dove lavora come operaio saltuario.

Sta meglio, intanto, il militare ferito, sottoposto ieri ad un intervento chirurgico per rimuovere una pallottola da un piede. Rimane ricoverato all'ospedale Santa Maria.

"Il peggio è passato, l'intervento è andato bene. Paura? Mai, è il nostro lavoro, siamo addestrati". Mario Palleschi, appuntato scelto dei carabinieri in servizio a Terni da ottobre del 1996, è ancora nel letto di ortopedia dell'ospedale umbro dove è stato portato ieri d'urgenza, ferito da due proiettili durante la sparatoria in via Eugenio Chiesa, a Terni. All'Adnkronos racconta i momenti concitati del fermo del 30enne sudamericano, alle spalle precedenti per guida sotto l'effetto di stupefacenti, riuscito a rubare una pistola a uno dei poliziotti che tentava di caricarlo sulla volante e a far fuoco quattro volte. Due pallottole hanno centrato ai piedi il carabiniere, napoletano di 55 anni, mentre con il capo pattuglia, il vice brigadiere Andrea Cioca, aiutava gli agenti a bloccare il ragazzo in escandescenze.

"Un proiettile mi ha passato da parte a parte l'alluce sinistro - racconta Palleschi - mentre un secondo si è conficcato nel piede destro. Con l'intervento sono riusciti a estrarlo, ora aspettiamo il post operatorio". E tranquillo, "già addestrato come i suoi colleghi con un corso tecniche di intervento operativo", spiega il colonnello Davide Rossi, comandante provinciale di Terni al suo fianco in ospedale, e assicura di non aver avuto mai paura.

"Vesto la divisa da 36 anni e mezzo - dice ancora all'Adnkronos l'appuntato scelto -, quando ieri siamo arrivati sul posto con la pattuglia, gli animi erano già caldi. Siamo intervenuti per aiutare i poliziotti già sul posto a caricare in auto il giovane. A quel punto c'è stata una colluttazione. Ho sentito gli spari, uno dopo l'altro, ma credevo di esser stato colpito con un calcio. Ho continuato a fare quello che stavo facendo: è stato poco dopo che ho visto il piede che sanguinava. Mi sono avvicinato all'autoradio e ho chiamato i soccorsi. E andata bene, questa per noi è routine".