Gli accertamenti dei carabinieri
Gli accertamenti dei carabinieri

Perugia, 4 ottobre 2018 - ​ L’ennesima inchiesta che scuote i camici bianchi arriva direttamente dalla Procura di Parma e punta dritto al cuore della Perugia dei professori. In manette finisce Franco Aversa, ordinario, direttore della struttura complessa di ematologia e trapianto di midollo osseo di Parma, dopo una vita trascorsa da associato al Santa Maria della Misericordia, e l’imprenditrice perugina Paola Gagliardini, 54 anni, amministratrice delegata della Csc srl, centro servizi congressuali di Perugia. Colei che per il prof organizzava i convegni di medicina.

Erano loro – secondo la ricostruzione accusatoria – i vertici di una organizzazione che assicurava favori alle aziende farmaceutiche – report positivi o negativi per questo o quel medicinale – in cambio di sponsorizzazioni per convegni e simposi medici e anche contributi economici che finivano direttamente nelle tasche degli indagati. «Più che le modalità a noi interessa il conquibus... quando il conquibus arriva per noi va bene... tanto per essere pragmatici», diceva esplicitamente, in un’intercettazione, Aversa, sottolineando che il report sui medicinali era legato ai favori delle aziende farmaceutiche. Di lì il nome convenzionale dell’indagine dei Nas, «Conquibus», appunto. «Ci sono delle aziende che hanno contribuito in maniera sostanziale e altre che non hanno nemmeno risposto – diceva ancora il professore – quindi è chiaro che devo fare la lista dei ‘buonì e dei ‘cattivi».

Gli indagati  sarebbero stati in grado di prescrivere costosi farmaci per terapie ‘salvavita' secondo le esigenze e il profitto delle aziende farmaceutiche, aziende che, una volta sponsorizzati i congressi, fornivano direttamente argomenti e report per i medici partecipanti. Per gli indagati le accuse vanno dalla corruzione alla truffa aggravata, passando per l’induzione indebita a dare o promettere utilità, violazioni del testo unico delle leggi sanitarie, abuso d’ufficio e falso ideologico.

Nel carnet degli indagati figurano nomi di spicco della sanità umbra. Uno su tutti il professor Brunangelo Falini, vero luminare noto in tutto il mondo. E poi la professoressa Luigina Romani, di microbiologia. Per entrambi le accuse sono solo falso ideologico e abuso d’ufficio. Al centro degli accertamenti dei Nas i concorsi: quello in cui Aversa fu nominato ordinario (indagati anche gli altri membri della commissione William Arcese e Gianpietro Semenzato) e un altro da ricercatore. Tra gli umbri finiti nel carnet della Procura anche Gino Tosoratti, 63 anni e Rossana Riccini, originaria di Viterbo, residente a Perugia.