Immagine di repertorio
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Una parentesi di normalità dopo mesi alle prese con la didattica a distanza. Il suono della campanella di ieri ha sancito il ritorno sui banchi (non accadeva da novembre, a parte una breve parentesi a gennaio) per la metà degli studenti delle superiori dell’Umbria che hanno potuto riprendere le lezioni in presenza e rivedere compagni e prof. E tornare a un’agognata "normalità" per questi ragazzi significa vivere il contatto diretto con la scuola e con la propria classe, come ci racconta una 18enne iscritta al quarto anno del Liceo Pieralli, Rebecca Ferraldeschi: "È positivo non dover vedere insegnanti e...

Una parentesi di normalità dopo mesi alle prese con la didattica a distanza. Il suono della campanella di ieri ha sancito il ritorno sui banchi (non accadeva da novembre, a parte una breve parentesi a gennaio) per la metà degli studenti delle superiori dell’Umbria che hanno potuto riprendere le lezioni in presenza e rivedere compagni e prof. E tornare a un’agognata "normalità" per questi ragazzi significa vivere il contatto diretto con la scuola e con la propria classe, come ci racconta una 18enne iscritta al quarto anno del Liceo Pieralli, Rebecca Ferraldeschi: "È positivo non dover vedere insegnanti e compagni dallo schermo, la speranza è che tutta la classe possa tornare in presenza altrimenti i rapporti tra compagni rischiano di lacerarsi". Senza tralasciare le difficoltà di interrogazioni e compiti in classe a distanza: "In presenzami sento più sicura. Con la dad è sicuramente più facile copiare e questo può compromettere anche la fiducia di un professore verso un alunno". Insomma, sì alla scuola vissuta a pieno, con l’auspicio che non ci siano nuovi stop. "È complicato riprendere la routine dopo tanto tempo, la fase del rientro è difficile" – ammette Giacomo Capanni, studente al quinto anno dell’Istituto tecnico economico e tecnologico Capitini – "Tornare in presenza dopo aver vissuto la scuola da uno schermo un po’destabilizza, perché sono due modi diversi. E’ come se avessimo perso il ritmo". Senza nascondere la contentezza di poter terminare, è la speranza, l’ultimo anno delle superiori: "La modalità mista è complessa, bello poter rientrare almeno gli ultimi due mesi prima della maturità". Ma c’è anche chi pensa che sarebbe stato meglio terminare l’anno scolastico in dad, come il 18enne Gregorio Cherubini, quarto anno al Capitini: "Sono stato contento di rivedere i miei compagni, ma ho fatto due mesi in presenza, quattro in dad, a gennaio ancora in presenza… A questo punto era meglio continuare con le lezioni a distanza".

Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Alunni, 18 anni, terzo anno: "La modalità alternata scombussola. Mi auguro di tornare alla normalità il prima possibile. In dad una lezione non è efficace come in presenza, spesso le prime due ore le segui stando ancora nel letto. In presenza è tutta un’altra cosa". È l’ultimo anno di scuola per Alessio Kutrolli, Istituto "Giordano Bruno" di Madonna Alta: "Tornare in classe è stato bello, siamo in 13 e abbiamo avuto la possibilità di rientrare tutti insieme. A distanza è difficile seguire le lezioni, ci sono fattori che distraggono come il telefonino o la possibilità di spegnere la fotocamera". Emozione anche tra i docenti, come racconta il professor Daniele Fringuelli, insegnante di Scienze e Sostegno: "Bellissimo, finalmente un contatto diretto con i ragazzi, alcuni stamattina (ieri, ndr) erano frizzanti come bambini, altri è come se fossero usciti dal letargo. La dad è faticosa anche per noi, costringe a sviluppare modalità di insegnamento diverse da quelle abituali, ma è anche stimolante perché impone lo studio di nuove strategie per insegnare".

Valentina Scarponi