Rinnovo Cda dell’Opera del Duomo. Ira del vescovo sui ’giochi’ politici

Monsignor Sigismondi: "Non sento profumo d’incenso ma avverto l’odore acre del fumo di Satana"

Rinnovo Cda dell’Opera del Duomo. Ira del vescovo sui ’giochi’ politici

Rinnovo Cda dell’Opera del Duomo. Ira del vescovo sui ’giochi’ politici

Con una clamorosa “scomunica“ pronunciata in un’importante occasione ufficiale di fronte al cardinale Gianfranco Ravasi, il vescovo Gualtiero Sigismondi ha manifestato riprovazione per le manovre politiche di queste settimane sul rinnovo del consiglio d’amministrazione dell’Opera del Duomo, in scadenza a fine anno. Parole inedite e durissime che il vescovo ha proferito di fronte a Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, invitato a tenere in Duomo una conferenza sulla “Bibbia grande codice dell’arte occidentale“. "Purtroppo -ha detto Sigismondi- quando sono chiamato come in questa stagione, per quanto di mia competenza, a rinnovare il consiglio d’amministrazione della Fabbriceria, non sento il profumo dell’incenso, ma avverto l’odore acre del fumo di Satana alimentato dalla smania di prenotare persino nei sacri palazzi i primi posti che, sentito il vescovo, il ministro dell’Interno assegna a chi ne ha titolo ecclesiale merito civile. Con queste operazioni si contribuisce a ridurre il Duomo a uso profano come è già avvenuto per il reliquiario del Sacro corporale". Il cda della Fabbriceria (o Opera) è composto da sette persone, due di nomina vescovile e cinque di competenza del ministero degli Interni, ma con l’assenso preventivo del vescovo che li comunica alla Prefettura, che poi invia i nomi al ministero. Ma quale sono le manovre occulte contro cui si è scagliato con inedita veemenza Sigismondi? Sarebbero le pressioni operate, secondo indiscrezioni, dal sindaco Roberta Tardani per la riconferma alla presidenza dell’Opera dell’esponente del Pd, Andrea Taddei. Un pressing che il sindaco uscente avrebbe iniziato ad operare da tempo anche con il sostegno del portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, con l’obiettivo di tenere impegnato Taddei in piazza Duomo e non ritrovarselo contro come candidato del centrosinistra alle elezioni di primavera. Non solo. L’altra forma di ingerenza sarebbe quella del sottosegretario alla cultura, Vittorio Sgarbi, a favore della nomina a presidente di Lucio Riccetti. Tutte operazioni politiche che in realtà ci sono sempre state sulla gestione della Fabbriceria, da molti anni ridotta al retrobottega degli interessi di partito, ma che questa volta devono aver superato il livello di sopportabilità per provocare una reazione tanto forte da parte del monsignore.

Cla.Lat.