Matrimonio

Perugia, 14 giugno 2018 - Quando si esagera con le goliardate, c’è anche il rischio di finire in questura. Vero è che si inventano addii al celibato sempre più sui generis, ma, tra il singolare e il penale, se non si fa attenzione, il passo può diventare fin troppo breve. Come è successo a sei trentenni denunciati per procurato allarme perché hanno inscenato un finto rapimento dello sposo che però, agli abitanti di via del Macello, è apparso decisamente reale.

Tabto vero che, in più di uno ha chiamato il 113 chiedendo di intervenire perché «degli uomini incappucciati hanno appena caricato a forza un’altra persona in un furgone coi vetri scuri». Le segnalazioni avevano tutte lo stesso tenore; quindi, dopo essersi accertati con le altre forze di polizia che non fosse in corso una loro operazione, è uscita immediatamente una pattuglia della squadra volante. Gli agenti hanno «agganciato» il furgone scuro all’altezza di via del Fosso, lo hanno seguito per la zona di Madonna Alta e, solo quando è arrivata un’altra auto in ausilio, hanno intimato al mezzo di fermarsi. Del resto, i poliziotti stavano trattando l’intervento come un sospetto sequestro di persona e, viste le modalità descritte dai residenti di via del Macello, non avevano idea di chi si sarebbero trovati di fronte. Di certo non si aspettavano sei uomini sulla trentina, incensurati e senza alcun problema con la giustizia, che avevano deciso di «rapire» il futuro sposo.

I ragazzi, originari di Foligno, Todi e Benevento, sono rimasti basiti quando si sono trovati davanti tutti quei poliziotti: hanno spiegato loro che era tutto uno scherzo, ma, come ‘atto dovuto’, sono stati ugualmente portati in questura ed è scattata una denuncia per procurato allarme. I sei buontemponi non saranno gli unici a dover spiegare a un giudice che «era solo un gioco»: dieci giorni fa, durante i festeggiamenti per un matrimonio a Spello, alcuni residenti hanno segnalato il passaggio di un’Alfa 75 con a bordo degli uomini che hanno esploso dei colpi di pistola e che avevano una sorta di lampeggiante sul tettino.

Il tempo di arrivare sul posto che gli agenti se li sono visti passare davanti: a quel punto, la festa di matrimonio è finita in commissariato con quattro denunce per procurato allarme.