C’è rabbia e sconforto tra i medici perugini per la morte di Stefano Brando, il 62enne medico di famiglia ucciso giovedì sera dal Covid19. L’Ordine dei medici della Provincia di Perugia ricorda prima di tutto che Brando "aveva contratto il virus Sars Cov2 operando in prima linea nell’assistenza ai propri pazienti, al pari di tanti altri colleghi del territorio ed ospedalieri della nostra regione". Il dottor Brando era risultato positivo una ventina di giorni fa e dopo alcuni giorni a casa era stato ricoverato in ospedale, ma alla fine non ce l’ha fatta. "Era uno stimato...

C’è rabbia e sconforto tra i medici perugini per la morte di Stefano Brando, il 62enne medico di famiglia ucciso giovedì sera dal Covid19. L’Ordine dei medici della Provincia di Perugia ricorda prima di tutto che Brando "aveva contratto il virus Sars Cov2 operando in prima linea nell’assistenza ai propri pazienti, al pari di tanti altri colleghi del territorio ed ospedalieri della nostra regione".

Il dottor Brando era risultato positivo una ventina di giorni fa e dopo alcuni giorni a casa era stato ricoverato in ospedale, ma alla fine non ce l’ha fatta. "Era uno stimato professionista, attivo nel sindacato Fimmg e nella Simg, la società scientifica della medicina generale, e svolgeva la propria attività nel territorio di Madonna Alta", ricorda ancora l’Ordine dei medici. E proprio il suo presidente, Graziano Conti, sottolinea che "dall’inizio dell’epidemia nel nostro Paese sono oltre 200 i colleghi caduti in questa battaglia, in larga parte medici di medicina generale. In questa seconda ondata, dal mese di ottobre, la metà dei deceduti sono proprio medici di famiglia". Tanti i colleghi di Brando che lo ricordano in queste ore. Il medico infatti potrebbe aver contratto il Covid dopo alcune visite a una sua paziente centenaria, anche lei purtroppo uccisa dal virus.

"Lavoravamo fianco a fianco da trent’anni – racconta Francesco Rossi, medico di medicina generale e collega di studio del dottor Brando –. Stefano era uno di quelli che non si tirava mai indietro, che non perdeva mai la pazienza, che spesso si trovava di fronte persone difficili a cui non ha mai fatto mancare il proprio sostegno e la propria professionalità".

Ma i medici di famiglia, come detto anche a Perugia, sono arrabbiati, stanchi, stufi di essere trattati come ‘svogliati’, di essere additati come quelli che non visitano i pazienti. "Lo sa quante mascherine chirurgiche ci hanno dato finora? Dieci. Ma noi non ci tiriamo indietro – ribadisce il dottor Rossi -, le abbiamo comperate da soli e andiamo ben oltre le nostre forze. Però non vorremmo essere trattati o additati come quelli che si tirano indietro, perché questa è una falsità enorme e Brando lo ha dimostrato davvero a tutti, fino all’ultimo giorno prima di ammalarsi".

"In queste settimane, purtroppo, abbiamo letto articoli sui giornali o assistito in televisione a dibattiti sulla medicina del territorio ove, con superficialità e approssimazione e distorsioni della verità, si è infangata questa categoria – riprende Conti –. Al nostro Ordine è addirittura arrivata una segnalazione da parte del Codacons che in un giorno, avendo contattato all’inizio dell’orario di ambulatorio nell’arco di sette minuti, cinque medici della nostra città, non aveva ricevuto da due immediata risposta. Ebbene, la risposta è quella di chi, come Stefano Brando, ogni giorno paga con la morte sul lavoro il proprio tributo di sangue per assistere i cittadini".

Michele Nucci