Un ospedale (foto repertorio)
Un ospedale (foto repertorio)

Perugia, 15 ottobre 2019 -  Secondo l’accusa dormiva mentre la culla termica della terapia semi-intensiva neonatale suonava per segnalare l’arresto cardiaco di una neonata con una sofferenza alla nascita. Secondo la difesa aveva accusato un malore. Ma comunque, per la procura che ne ha chiesto per ben due volte l’archiviazione, non c’è alcun nesso tra il ritardo nelle cure e l’eventuale aggravamento delle condizioni della piccina.

Due anni e mezzo dopo la vicenda “scandalo” avvenuta al Santa Maria della Misericordia si sgonfia, sul fronte giudiziario, con la decisione del pm Gennaro Iannarone che ha sollecitato il gip, Valerio D’Andria (nella foto) a disporre l’archiviazione del caso. Alla ricostruzione del pm – secondo cui non è possibile stabilire l’aggravamento delle condizioni della neonata e nemmeno stabilire se l’intervento immediato dell’infermiera avrebbe scongiurato conseguenze pregiudizievoli per la piccola – si è opposta la famiglia con l’avvocato Pierozzi. L’infermiera è assistita dall’avvocato Carlo Orlando. L’episodio accadde nell’ottobre del 2016 e il febbraio successivo la donna venne inizialmente licenziata in tronco, anche in base alle dichiarazioni dei colleghi. Gli atti mandati in procura. Di lì l’avvio di un’indagine penale, finita con un nulla di fatto, all’esito delle perizie medico-legali. L’ultima parola spetta ora al giudice.

Eri.P.