L’interno di una terapia intensiva, reparto in prima linea nell’emergenza-Covid
L’interno di una terapia intensiva, reparto in prima linea nell’emergenza-Covid

Perugia, 3 marzo 2021 - Il caso-Perugia tiene banco, il drammatico bilancio di febbraio non passa inosservato o sotto silenzio. Il triplo dei decessi rispetto a dicembre e gennaio (95 contro 32 e 29) in qualche modo va spiegato. E non basta certo raccontare che è colpa delle varianti, sarebbe riduttivo e semplicistico. Ma non è semplice stabilire le cause – di certo non solo una – che hanno fatto del capoluogo una delle realtà peggiori d’Italia. Non solo per i decessi, ma anche per i ricoveri, quasi il doppio rispetto a novembre, quando però – nel momento del picco – il numero di positivi era praticamente identico.
 

Così il vicesindaco Gianluca Tuteri avvia una riflessione sui diversi temi che caratterizzano la terza ondata. "Non dimentichiamo che abbiamo ancora un Rt vicinissimo a 1 e quindi non dobbiamo abbassare la guardia. Una cosa è vera – spiega –, che la presenza di varianti è stato dimostrato che qui è molto elevata, supera il 95%, e che il virus ingrese o brasiliano si diffonde più facilmente tra i giovani. E questo è ciò che è accaduto a Perugia. E i cluster familiari purtroppo nell’aumento del contagio sono stati determinanti, coinvolgendo gli anziani, anche perché i bambini sono spesso asintomatici". Sulle difficoltà evidenti del tracciamento, Tuteri esprime concetti chiari: "Sappiamo che quando l’incidenza è superiore a 250 casi settimanali ogni centomila abitanti il contatc tracing va in difficoltà enorme e tracciare in 24-36 ore diventa molto complicato. E’ evidente che potenziare questo aspetto sarebbe molto utile e tutto ciò fa parte della cosidetta medicina del territorio, sulla quale ci sarebbe molto da dire". Ma perché non si è adottato il modello Todi o quello proposto dai comuni del Trasimeno? "Tutto serve – precisa –, ma non dimentichiamo che il tracciamento devono comunque farlo i sanitari".
 

Sui tanti decessi c’è una ricerca dell’Istituto Mario Negri che dimostra come il numero delle vittime nelle terapie intensive fortemente stressate tende a crescere fino a raddoppiare. E da noi siamo arrivati anche a livelli di saturazione del 60%. "Il Negri è un’eccellenza – dice il vicesindaco – ma trarre conclusioni ora mi sembra prematuro". E poi ci sono i tanti cluster al Santa Maria. "Discorso complesso. Intanto quella è una struttura architettonica pensata male in origine, una groviera difficile da controllare. Se i medici hanno abbassato la guardia una volta vaccinati? Può essere accaduto, ma di certo loro non hanno responsabilità. Non scordiamo che ci sono piccole percentuali – conclude – che non rispondono al vaccino o che alcuni medici potevano avere il virus in incubazione prima della dose". Tuteri invita ancora alla prudenza e auspica che le scuole vengano aperte con gradualità. Il responso al nuovo Dpcm.
Michele Nucci