Catiuscia Marini (Foto Crocchioni)
Catiuscia Marini (Foto Crocchioni)

Perugia, 19 maggio 2019 - Tensioni, veleni, lacrime e, una volta rientrata a casa a Todi, anche un lieve malore che l’ha costretta ad andare in ospedale per accertamenti. La presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha vissuto così, ieri, la difficile giornata del confronto con il Consiglio. Le sue dimissioni (non ha mai pronunciato la parola irrevocabili) date il 16 aprile scorso, dopo il terremoto esploso con l’inchiesta sui concorsi truccati nella sanità umbra in cui anche lei è indagata, restano di fatto ‘sospese’.

Il consiglio regionale infatti, grazie al suo stesso voto («tecnico» lo ha definito), le ha respinte. «Deciderò a breve» ha commentato concludendo una mattinata di confronti accesi (soprattutto all’interno dello stesso Pd) nell’aula di Palazzo Cesaroni. «Riferirò in Consiglio» ha quindi aggiunto la governatrice prendendo altro tempo, visto che di norma l’Assemblea non viene riconvocata prima di cinque giorni e ben sapendo che lo statuto gliene consente almeno quindici. Il caso-Marini sembra destinato a continuare ad alimentare le polemiche politiche, e non solo, all’interno del partito di Zingaretti. 

Quello di ieri, almeno secondo le previsioni della vigilia, avrebbe dovuto essere l’atto conclusivo della legislatura e invece il Consiglio con una maggioranza risicata (la mozione è passata con 11 voti a favore tra cui quello determinante della stessa Marini), rimane arroccato su se stesso. «Anche in una situazione così difficile e delicata un presidente di Regione non può essere sottoposto ad alcun tipo di ricatto» ha tuonato in aula la governatrice, rilanciando poi davanti telecamere e taccuini le accuse di giustizialismo di partito già indirizzate ai vertici nazionali del Pd e al commissario regionale Walter Verini. «Noto un accanimento terapeutico che viene esercitato quando il presidente della Regione è donna e non quando si tratta di un uomo. La legislatura si interrompe per mia decisione, ma anche in una situazione così difficile – ha insistito Marini – non posso essere sottoposta a nessun tipo di ricatto. Anche perché il codice etico del mio partito non dice questo». 

A quanti le hanno ricordato che oggi Zingaretti arriverà alla Sala dei Notari a Perugia per la campagna elettorale in favore del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Giubilei, ha commentato: «no, non so se andrò.. Salutatemelo... ». 

La giornata densa di colpi di scena che ha visto la maggioranza di centrosinistra mantenere il punto per non mollare alle pressioni del Pd nazionale, del vice segretario Andrea Orlando (incontrato a Roma nei giorni scorsi) e del commissario regionale Walter Verini, sembra destinata a non chiudersi qui. Anche se il presidente del Pd Paolo Gentiloni, intervenendo sulla vicenda ha fatto notare: «Se si sceglie di dimettersi lo si fa per tutelare la dignità della propria Regione e l’onore del proprio partito: sono scelte importante dalle quali, credo, non si debba e non si possa tornare indietro». Pioggia di critiche sulla vicenda definita «vergognosa» dai leader nazionali degli altri partiti. 

Donatella Miliani