Partirà tra fine agosto e settembre la sperimentazione del progetto di "Telemedicina", proposto dal dottor Lucio Patoia, primario di Medicina Interna dell’ospedale di Foligno, e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno. Una iniziativa che, in questa fase, vuole raccogliere un centinaio di pazienti, tra Medicina Interna e Medicina d’Urgenza, dimessi anticipatamente e che potranno concludere il proprio percorso fuori dall’ospedale, sotto la stretta sorveglianza degli specialisti. Dottor Patoia, come funzionerà la...

Partirà tra fine agosto e settembre la sperimentazione del progetto di "Telemedicina", proposto dal dottor Lucio Patoia, primario di Medicina Interna dell’ospedale di Foligno, e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno. Una iniziativa che, in questa fase, vuole raccogliere un centinaio di pazienti, tra Medicina Interna e Medicina d’Urgenza, dimessi anticipatamente e che potranno concludere il proprio percorso fuori dall’ospedale, sotto la stretta sorveglianza degli specialisti. Dottor Patoia, come funzionerà la telemedicina?

"Accelereremo le dimissioni di pazienti, garantendo loro sicurezza dei controlli e meno rischi. Il tutto portando la medicina a casa loro, grazie ad una ‘unità mobile di telemedicina’ che con uno schermo, un collegamento tipo skype e gli apparecchi necessari, potrà consentire anche assistenza specialistica in tempo reale.

Ricadute sulle liste di attesa?

"La novità potrebbe aiutare a decongestionare le liste d’attesa, in questa fase post-Covid. Il Covid impone la necessità di sperimentare al più presto nuove modalità di erogazione delle cure, volte a portare l’ospedale e i suoi specialisti a casa dei pazienti, riducendo i tempi ed il numero dei contatti non indispensabili. La Telemedicina offre proprio tali possibilità ed i medici umbri sono pronti. Un meccanismo che porterebbe la medicina sempre di più nel territorio, funzionale anche per le visite nelle residenze per anziani. E’ proprio qui, e nel Centro salute, che vogliamo partire con le prime dieci apparecchiature disponibili. Questo tipo di visite potrebbe essere utile anche in vista di una eventuale seconda ondata di Covid".

Il suo giudizio sulla gestione della pandemia?

"L’assessorato alla Sanità e la Direzione generale dell’Assessorato hanno dato prova di adeguata gestione della crisi, idem per la task force regionale allestita e per le figure tecniche che vi hanno lavorato. Sarebbe, a mio parere, molto interessante che un gruppo multidisciplinare di professionisti coordinato dalla Direzione dell’Assessorato, continuasse ad essere operativo anche in vista del piano sanitario".

Su cosa ha fatto leva il sistema sanitario regionale per ’reggere’?

"Due i pilastri fondamentali: l’assistenza territoriale che andrà comunque rafforzata e gli ospedali, dotati di supporti tecnologici adeguati che dispongono di più specializzazioni organizzate tra loro in maniera multidisciplinare. Il Covid ha infatti richiesto che più competenze lavorassero insieme. Strutture ospedaliere troppo piccole non possono essere utili né per gestire i casi infetti né per sostituire le funzioni degli ospedali più grandi che fossero stati dedicati ai casi infettivi".

Alessandro Orfei