Un camionista. Tra i motivi del no a questo lavoro  una vita “itinerante”
Un camionista. Tra i motivi del no a questo lavoro una vita “itinerante”

Perugia, 18 luglio 2019 - Fonrai e camionisti. Lavori molto duri e poco allettanti. Le aziende umbre faticano a trovare giovani disposti ad accettare un’occupazione in questi settori. Le ragioni sono diverse. Troppo facile generalizzare. Parliamo di mestieri con orari difficili da sostenere, ma che in genere offrono posti stabili e ben pagati. Il comparto della panificazione è tra i meno ambiti. «Non si trovano ragazzi disposti a fare i turni notturni. Quelli che lo fanno, portano avanti l’attività di famiglia» spiega Francesco Vestrelli, responsabile regionale della Cna Produzione. «Tempo fa – ricorda – abbiamo fatto dei corsi specifici. Sono le stesse aziende, molte delle quali importanti e solide, a investire sulla formazione. Ma il personale non si trova». Nella nostra regione si contano 304 panificatori e 1.600 addetti. Il settore vanta una tradizione di qualità e prospettive interessanti, considerato che la retribuzione media (contratto a tempo indeterminato) è tra i 1.500 e i 1.600 euro al mese. Il risultato è la crescente presenza di lavoratori stranieri, disposti a impegnarsi in questo campo «e a farlo molto bene», sottolinea Vestrelli.

PROBLEMI nella ricerca del personale si registrano anche nel mondo dell’autotrasporto. Le nuove leve scarseggiano. «Fare l’autista è faticoso, ti porta a stare lontano da casa e a lavorare anche di domenica», evidenzia Carlotta Caponi, imprenditrice e segretario regionale della Federazione autotrasportatori italiani (Fai). In più c’è bisogno di patente professionale e carta di qualificazione del conducente, in pratica oltre 100 ore di corso di formazione e circa 6mila euro da sborsare. La richiesta del mercato, però, è altissima: in Italia mancano 15mila autisti. «Quasi tutte le aziende hanno almeno un camion fermo perché non c’è chi lo guida», dice la Caponi, ricordando che lo stipendio medio oscilla tra i 2mila e i 2.500 euro. Rispetto al passato le condizioni sono però peggiorate, sia sul fronte retributivo che dell’immagine. «Oggi l’autista non è più considerato un angelo, ma un pirata della strada. Invece non è così, i professionisti italiani sono adeguatamente formati e attenti alla sicurezza».

Chiara Santilli