Medici, manager, candidati ai concorsi (solo alcuni) e politici che però – questi ultimi – hanno rinunciato a difendersi dalla contestazione di associazione per delinquere: "Ho ritenuto del tutto inutile presentare memorie al pm in questa fase, le presenteremo al giudice", chiosa l’avvocato David Brunelli che assiste l’ex sottosegretario Gianpiero Bocci e l’ex assessore Luca Barberini. Entrambi accusati di aver preso parte, insieme all’ex presidente della Regione, Catiuscia Marini, ad una "vera e propria rete di sistema attraverso cui condizionavano gran parte...

Medici, manager, candidati ai concorsi (solo alcuni) e politici che però – questi ultimi – hanno rinunciato a difendersi dalla contestazione di associazione per delinquere: "Ho ritenuto del tutto inutile presentare memorie al pm in questa fase, le presenteremo al giudice", chiosa l’avvocato David Brunelli che assiste l’ex sottosegretario Gianpiero Bocci e l’ex assessore Luca Barberini.

Entrambi accusati di aver preso parte, insieme all’ex presidente della Regione, Catiuscia Marini, ad una "vera e propria rete di sistema attraverso cui condizionavano gran parte dei concorsi pubblici gestiti dall’Azienda ospedaliera di Perugia e da altre aziende sanitarie umbre" e "impartivano le direttive attraverso i vertici aziendali di nomina politica". Nella presunta cricca avrebbero fatto parte in nove. Oltre ai politici, i tre direttori Emilio Duca, Maurizio Valorosi e Diamante Pacchiarini i dirigenti Antonio Tamagnini, Maria Cristina Conte e Rosa Maria Franconi. L’associazione per delinquere, inizialmente contestata a direttori e dirigenti, non era stata accolta dal gip Valerio D’Andria nell’ordinanza di custodia cautelare dell’aprile 2019 con l’esplosione di Concorsopoli. Successivamente il tribunale del Riesame aveva individuato nei politici l’anello mancante della catena. Marini da una parte, Barberini e Bocci dall’altra erano però in perenne bagarre tra di loro: uno scontro così acceso da portare anche alle dimissioni, per un periodo, di Barberini, proprio sulle nomine dei vertici della sanità.

Nei 39 nomi della richiesta di rinvio a giudizio firmata dai pm Paolo Abbritti e Mario Formisano (e anche dal procuratore Raffaele Cantone) c’è un pezzo di sanità umbra passata e presente, e il nodo dei concorsi che sarebbero stati pilotati per favorire i politici. Le accuse vanno dall’abuso d’ufficio, alla rivelazione di segreti d’ufficio, al tentato peculato, all’abuso d’ufficio.

Esce dall’inchiesta il primario di Otorino, Gianpiero Ricci mentre per alcuni la posizione è stata stralciata in vista del patteggiamento (Roberto Ambrogi, Gabriella Carnio, Maurizio Dottorini, Andrea Sborzacchi).

Gli altri che il 9 ottobre dovranno presentarsi davanti al gup Angela Avila sono: Serena Zenzeri, Lorenzina Bolli, Riccardo Brugnetta, Eleonora Capini, Moreno Conti, Pasquale Coreno, Marco Cotone, Potito D’Errico, Giuseppina Fontana, Fabio Gori, Paolo Leonardi, Patrizia Mecocci, Walter Orlandi, Vito Aldo Peduto, Mario Pierotti, Domenico Riocci, Alessandro Sdoga, Simonetta Tesoro, Milena Tomassini, Domenico Barzotti, Brando Fanelli, Elisabetta Ceccarelli, Tiziana Ceccucci, Patrizia Borghesi, Mauro Faleburle, Massimo Lenti, Antonio Tullio, Andrea Casciari, Fabio Madonnini e Alvaro Mirabassi.

Restano aperti altri procedimenti: l’indagine-madre sugli appalti e la questione che ha coinvolto l’ex facente funzioni di Gastroenterologia.

Eri.P.