L'ospedale di Perugia
L'ospedale di Perugia

Perugia, 16 aprile 2019 - «È stato un fulmine a ciel sereno». A parlare è uno dei candidati non classificati al concorso per 8 posti – poi diventati 9 – da dirigente medico di Anestesia e Rianimazione, uno di quelli finiti nel mirino dell’inchiesta sulla sanità umbra. Dalle carte della maxi-indagine emerge la «assoluta gestione ab externo» della procedura, con le tracce della prova scritta «fornite in anticipo» ai vincitori del concorso, e un obiettivo preciso da centrare: far passare gli interni.

«In tutta sincerità – prosegue il medico, che preferisce restare anonimo e ha già un contratto in un’altra struttura umbra – non ho avuto, durante e dopo il concorso, alcun sospetto né la sensazione che potesse venir fuori una cosa del genere, così organizzata. Ci conoscevamo tutti, le persone che hanno partecipato – racconta – sono professionalmente di valore. Quindi, all’uscita della graduatoria, non siamo stati lì a dire quello ha preso due punti in più o in meno. Adesso però, che ho saputo... sono scosso». In queste ore il medico si è confrontato con altri colleghi che non hanno superato la selezione. «Al momento – specifica – siamo in attesa di capire cosa succederà».

Intanto resta l’amarezza, profonda. «Adesso cambierà qualcosa? No, non cambierà nulla. Ne sono convinto», dice Sergio Falconi, anestesista dell’ospedale di Perugia, in un’intervista al Tg1. Anche Falconi ha partecipato, perdendolo, a uno dei concorsi incriminati. «Quello che mi dà più fastidio – ha aggiunto – è non sapere qual è il mio futuro. Temo che ci sarà l’ennesimo periodo in cui farò il facente funzioni senza alcun riconoscimento».

Chiara Santilli