Il prefetto Antonella De Miro
Il prefetto Antonella De Miro

Perugia, 27 otttobre 2015 - LA GESENU è a rischio di ingerenza mafiosa. E i profili di pericolo di ‘infiltrazioni’ nella gestione dell’attività di impresa riguardano sia i soci privati, sia le partecipazioni societarie che Gesenu ha in altre società di gestione ambientale della Sicilia. Simco a Catania (consorzio di cui fa parte Gesenu) e TirrenoAmbiente a Messina. Dopo dieci anni di affari in Sicilia, sulla società di raccolta rifiuti per metà del Comune di Perugia (il socio pubblico rappresenta il 45%) arriva una tegola senza precedenti. Il prefetto di Perugia, Antonella Di Miro, venuta da Reggio Emilia con l’appellativo di ‘prefetto antimafia’, ha firmato infatti un provvedimento interdittivo sulla base della normativa antimafia, atto che di fatto esclude Gesenu dalla possibilità di partecipare agli appalti pubblici.

UN CASO senza precedenti a Perugia per una partecipata pubblica, destinato a ripercussioni sia sul piano aziendale che su quello politico. Perché oggi la domanda su come nessuno mai sia andato a mettere il naso sugli ‘amici’ siciliani coinvolti in inchieste sul traffico illecito di rifiuti, o in fatti maturati in contesti di criminalità organizzata mafiosa, desta non pochi interrogativi. Il provvedimento, dirompente, è stato notificato ieri ai vertici di Gesenu e potrebbe portare al commissariamento della società, il cui servizio di raccolta potrebbe comunque proseguire – come da appalto in corso – quale misura straordinaria concertata tra Prefettura di Perugia e il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone.

NEI MESI scorsi – su comunicazione della Prefettura di Catania – la dottoressa De Miro avvia un’istruttoria su Gesenu per valutare, come prevede la specifica normativa antimafia, se permangono le condizioni di legge per l’aggiudicazione e/o esecuzione di appalti pubblici da parte della società di raccolta rifiuti perugina. A occuparsene è il gruppo interforze in sede alla Prefettura. Il ‘verdetto’ è infausto: esistono profili di rischio a carico della società e non solo per gli accordi imprenditoriali con le ‘siciliane’ Simco e TirrenoAmbiente, ma anche per l’esistenza di soci privati che, evidentemente, mettono a rischio la governance dell’azienda da possibili condizionamenti mafiosi. Si scoprirà che pregiudicati catanesi per mafia sono e restano dipendenti di Gesenu.

NON E’ TUTTO. Tra Messina e Barcellona Pozzo di Gotto sono mesi che Tirrenoambiente è finita nell’occhio del ciclone, trascinandosi dietro anche il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea, dove c’è la discarica. Lo stesso paese dove Gesenu – a leggere il loro sito – ha fatto un accordo per l’esecuzione dei servizi di igiene urbana e di smaltimento. Stesso discorso per Simco di Motta Sant’Anastasia, raggiunta da un’analoga interdittiva antimafia. IL RISULTATO è un provvedimento che certo non vale come condanna. Si tratta di una misura amministrativa preventiva per evitare il pericolo delle infiltrazioni nell’economia pulita dei tentacoli della criminalità organizzata. Non c’è bisogno di accertamenti, in sede penale di contiguità mafiosa. Basta che il Prefetto, come è accaduto per Gesenu, ritenga concreto il «pericolo». E quello sembra reale. Ciò che viene ‘addebitato’ a Gesenu e alla sua governance sono e restano fatti siciliani, compresa l’assunzione di dipendenti con curriculum criminali non secondari, rimasti in servizio anche dopo i provvedimenti della magistratura. L’atto dunque non riguarda al momento alcun attività svolta nel Perugino.