Raffaele Sollecito attorniato dai giornalisti  con il suo avvocato Giulia Borgiorno
Raffaele Sollecito attorniato dai giornalisti con il suo avvocato Giulia Borgiorno

Perugia, 11 aprile 2017 - La vicenda processuale legata all'omicidio di Meredith Kercher (la studentessa inglese di 22 anni uccisa a Perugia il primo novembre del 2007) sembra non avere mai fine. Nel 2015 Raffaele Sollecito e la statunitense Amanda Knox, anche lei accusata del delitto, sono stati assolti definitivamente dalla Cassazione. Sollecito aveva avviato una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione che a febbraio gli è stata negata. Ora Sollecito fa 'causa' ai giudici, citando in giudizio, in base alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati nove tra pm, procuratori generali, gip e giudici di corte d'assise d'appello chiedendo un risarcimento, «per aver travisato i fatti».

La legge prevede cause «per dolo o colpa grave» e nel secondo caso è prevista la citazione anche dei giudici popolari. Il procedimento è a Genova perché gli ultimi giudici che hanno condannato Sollecito sono quelli della corte d'appello di Firenze e per processi che coinvolgono magistrati toscani il tribunale competente è quello del capoluogo ligure. In caso di condanna lo Stato si rivarrà su pm, gip, giudici citati.

Sollecito e Knox vennero condannati in primo grado, assolti in appello a Perugia, ma la Cassazione annullò la decisione e dispose un appello bis a Firenze, dove i giudici li condannarono di nuovo. In Cassazione vennero però assolti motivando la decisione con «colpevoli omissioni nelle indagini condotte con deprecabile pressapochismo». 

Per la morte di Meredith l'unico condannato (con rito abbreviato) per "concorso  in omicidio" è l'ivoriano Rudy Guede: recentemente ha presentato un'istanza di revisione del processo che è stata respinta. Guede sta scontando una condanna a 16 anni.