Perugia, 12 gennaio 2021 - "Eravamo di ritorno da Perugia. verso la Toscana. Ci hanno affiancato con l’auto, un’Audi S3 bianca, e puntato la torcia contro. Ci hanno superato tentando di farci fermare con la paletta e hanno acceso uno strano lampeggiante blu. Fortuna che con me c’era la mia fidanzata, sapeva dei colpi dei falsi agenti. Ho preso tempo e da Cortona li ho portati fino alla prima uscita di Foiano della Chiana. Poi sono stato costretto a fermarmi: continuavano a tallonarmi, se fossero stati carabinieri veri rischiavo minimo la patente. Ma quando sono scesi mi si sono parati davanti, puntandomi la torcia in faccia così da non riuscire a vederli bene. Uno aveva una pettorina con scritto carabinieri, palesemente falsa, l’altro...

Perugia, 12 gennaio 2021 - "Eravamo di ritorno da Perugia. verso la Toscana. Ci hanno affiancato con l’auto, un’Audi S3 bianca, e puntato la torcia contro. Ci hanno superato tentando di farci fermare con la paletta e hanno acceso uno strano lampeggiante blu. Fortuna che con me c’era la mia fidanzata, sapeva dei colpi dei falsi agenti. Ho preso tempo e da Cortona li ho portati fino alla prima uscita di Foiano della Chiana. Poi sono stato costretto a fermarmi: continuavano a tallonarmi, se fossero stati carabinieri veri rischiavo minimo la patente. Ma quando sono scesi mi si sono parati davanti, puntandomi la torcia in faccia così da non riuscire a vederli bene. Uno aveva una pettorina con scritto carabinieri, palesemente falsa, l’altro teneva in pugno una pistola, una Glock con il ‘castello’ quadrato. Io me ne intendo, ho anche il porto d’armi: sembrava vera". Il racconto dell’ennesimo colpo della banda di falsi agenti che sta terrorizzando Umbria e Toscana dall’inizio di dicembre è nel racconto meticoloso della coppia di medici scampati al colpo sabato sera intorno alle 19, appena mezz’ora prima del raid ai danni di una donna bloccata a Tuoro sul Trasimeno e rapinata di borsa e portafogli, sempre sul Raccordo. La via prediletta della banda che si muove tra Umbria e Toscana, seminando terrore.

A quel punto il medico capisce. E quando i banditi si avvicinano alla sua vettura ingrana la retromarcia. "Ho fatto 40-50 metri di retromarcia sulla quattro-corsie, gli ho sparato gli abbaglianti in faccia e sono scappato. Nel frattempo la mia ragazza era già al telefono con il 112". Pochi metri dopo però il medico rivedrà i banditi. "All’uscita di Bettolle ho rivisto l’Audi che aveva fermato altre due vetture, ho rallentato e mi sono messo a suonare il clacson per farli desistere. In effetti, poco dopo ho visto che l’Audi imboccava l’uscita di Sinalunga".

Nonostante l’allarme immediato il gruppo di malviventi non desiste. Torna indietro e alle 19.31 mette a segno il colpo ai danni di un’automobilista di Tuoro. L’indomani invece si sposta sulla Provinciale di Monte San Savino e a Badicorte blocca il Range Rover con a bordo una coppia di imprenditori agricoli della zona, che verranno anche picchiati. Lui è sbattuto contro il bagagliaio e "perquisito" per portargli via tutto, lei si innervosisce e la malmenano per sfilarle i gioielli "Mi ha detto di appoggiarmi al baule posteriore perché doveva perquisirmi – ricorda il 50enne – a quel punto ha iniziato a svuotarmi le tasche, mi ha preso il portafogli, nel frattempo un altro uomo ha aperto la portiera e ha iniziato a mettere le mani addosso a mia moglie che si è agitata, ha chiesto aiuto, e l’hanno colpita al volto".

L’auto è la stessa famigerata Audi bianca rubata l’8 gennaio da un concessionario a Montevarchi, nell’Aretino, quando uno dei banditi si è presentato per acquistare una vettura veloce e, al momento, di provarla, è scappato. Dell’Audi non c’è traccia ma è quasi certo che dopo il clamore sarà abbandonata.

Le indagini coordinate dal procuratore capo Raffaele Cantone sono al vaglio dei comandi provinciali di Perugia, Arezzo e Siena. Il sospetto è che il gruppo possa avere base in Umbria e poi muoversi nelle terre di confine e lungo il Raccordo che, nonostante le ripetute sollecitazioni, non ha un impianto di videosorveglianza agli svincoli. Le testimonianze delle vittime raccolte finora parlano di 23 uomini: qualcuno dice con accento del sud, altri straniero: albanese o rumeno. La mascherina anti-Covid rende però molto più difficile il riconoscimento.

Oltre ai colpi di gennaio il gruppo ha all’attivo almeno altre rapine: una a Ponte San Giovanni l’11 dicembre, un’altra a Torricella il giorno dopo e il 21 novembre a San Martino.