Concorsopoli, ecco le contromosse. Ora Marini, Bocci e Barberini sono pronti a ricorrere in appello

La ex presidente della Regione chiederà l’assoluzione dalla condanna a due anni per abuso d’ufficio. L’allora sottosegretario e il vecchio assessore alla sanità contestano invece l’associazione a delinquere.

Concorsopoli, ecco le contromosse. Ora Marini, Bocci e Barberini sono pronti a ricorrere in appello

Concorsopoli, ecco le contromosse. Ora Marini, Bocci e Barberini sono pronti a ricorrere in appello

Come era facile immaginare, con la sentenza di mercoledì, la parola fine sulla vicenda dei concorsi in sanità non è stata ancora scritta. Se non per quegli imputati, sette, per i quali il tribunale si espresso per l’assoluzione. Perché, come già annunciato a dispositivo letto, le difese hanno già in conto di ricorrere in appello. Tanto quella della ex presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, rappresentata dall’avvocato Nicola Pepe, quanto quelle di Gianpiero Bocci e Luca Barberini (assistiti dall’avvocato David Brunelli), di Maurizio Valorosi (avvocato Francesco Crisi) e degli altri imputati condannati da una sentenza che è risultata, complessivamente, più severa rispetto a quelle che erano state le richieste dei pm Mario Formisano e Paolo Abbritti.

Come noto, Marini è stata condannata per le ipotesi di falso e abuso d’ufficio a 2 anni di reclusione, ma assolta dall’ipotesi di associazione a delinquere. Con lei anche due dirigenti dell’Azienda ospedaliera. Reato riconosciuto dalla corte, invece, a carico dell’ex sottosegretario degli Interni, Gianpiero Bocci, a fronte della richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura in sede di discussione. Ipotesi per la quale sono stati condannati anche l’ex assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini, e il direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Perugia dell’epoca, Maurizio Valorosi. Compatibilmente con i tempi di deposito delle motivazioni delle sentenze, la vicenda della presunta gestione illecita di concorsi nella sanità pubblica regionale prenderà, quindi, la via della Corte d’appello. Dove – sostengono gli avvocati difensori – far valere le ragioni degli imputati a supporto della sostenuta innocenza, tanto nel caso dell’ipotesi di associazione, e quindi dell’esistenza di una sorta di gruppo che avrebbe guidato gli esiti delle prove secondo le proprie esigenze e i tornaconto personali, quanto delle contestazioni puntuali relative ai singoli episodi. Dopo cinque anni dallo scossone, giudiziario e politico, insomma, la vicenda è destinata a scrivere un ulteriore capitolo. Come noto, in seguito all’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia, una volta appurata l’iscrizione nel registro degli indagati, l’allora presidente Marini si dimise, lo stesso fece l’assessore Barberini. Dopo alcuni mesi di reggenza, nell’autunno del 2019 si andò ad elezioni anticipate. Voto che portò all’elezione di Donatella Tesei, prima presidente della giunta regionale dell’Umbria espressione del centrodestra.