Roma, 27 marzo 2015 - Al silenzio segue il fragore. Alle parole della giustizia, serie, composte del presidente Gennaro Marasca fa da epilogo un lungo applauso. Alle 22.35 la formula di legge chiude per sempre il giallo di Meredith Kercher e manda assolti, senza appello, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La Corte «annulla i capi a, d, e ‘per non aver commesso il fatto’». E’ il secondo comma del 530, la vecchia insufficienza di prove. Ma il risultato è identico. Liberi e innocenti, per sempre.

Vanessa Sollecito, la sorella di Raf, l’unica familiare presente in aula, scoppia in lacrime: «E’ finita, è finita». E per qualche attimo quasi dimentica di chiamare il fratello, barricato a Giovinazzo, nella casa di famiglia, presidiata dagli agenti delle squadre mobili di Firenze e Bari, pronte ad arrestarlo se il verdetto fosse stato di condanna. Ma costretti a ripiegare in caserma. L’avvocato Giulia Bongiorno urla e si mette a saltare dentro l’Aula Magna della Corte di Cassazione. Il mausoleo della giustizia. Soffitti alti, marmi bianchi, ambiente che impone austerità. E il protocollo che una per volta va a farsi benedire. Poi la penalista, ‘celebre’ anche per la difesa di Giulio Andreotti (processo finito sempre con un annullamento senza rinvio in Cassazione) tenta di contattare il Raffaele che lei ha trasformato oggi in un novello Forrest Gump «al quale accadono cose gigantesche senza che se ne renda conto». All’inizio non risponde, è al telefono con Vanessa, ex ufficiale dell’Arma, ex cadetto, ora impegnata nell’equitazione. E’ lei che chiama a casa dove tra urla e pianti di gioia non si capisce cosa stia accadendo.

Sollecito è con Greta, la hostess conosciuta su un volo di una compagnia low cost, e papà Francesco, il pilastro di questi interminabili otto anni. Qualcosa meno. Ma ora sono passati. «E’ finita. E’ finita, stiamo piangendo di gioia», dice questo primario di Urologia, la voce rotta da un’emozione troppo grande. E lui, alla fine regala quel commento tanto atteso: «Sono immensamente felice che quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente mi ha restituito oggi la dignità e la libertà». Commossi anche gli avvocati. Luciano Ghirga, difensore di Amanda: «Nessuno deve pagare. I giudici hanno fatto completamente il loro dovere. È stato uno scontro duro ma leale».

«Chiederemo il risarcimento per ingiusta detenzione», aggiunge l’avvocato Carlo Dalla Vedova che descrive un’ «Amanda felice». «Sono enormemente sollevata e grata per la decisione della Cassazione italiana», sono le parole che l’enigmatica americana affida ad un comunicato. «La consapevolezza della mia innocenza mi ha dato la forza nei tempi più bui di questo calvario», in cui «ho avuto l’inestimabile sostegno della mia famiglia, degli amici e di sconosciuti». Per Luca Maori, difensore di Raf «noi avevamo ragione veramente. E’ la fine di un incubo».

Secondo la Bongiorno la Cassazione «ha avuto coraggio». Sconcertato invece Francesco Maresca, il legale dei Kercher: «Ci dovrebbero allora dire chi c’era quella notte con Rudy. È una verità difficile da digerire per la famiglia, per noi che l’abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna». Dentro e fuori dall’aula. A Roma, a New York, a Londra a Perugia i commenti si rincorrono. «Avevamo ragione noi», dice Claudio Pratillo Helmann, il presidente della Corte d’assise d’appello che assolse gli ex fidanzatini, dopo la condanna di primo grado. «Sono curioso di leggere la sentenza», gli fa da contraltare Giancarlo Costagliola, procuratore generale a Perugia dove rappresentò l’accusa insieme a Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Eppure il giallo di Mez è destinato a restare un ‘cold case’. Nessuno potrà più accusare Amanda e Lele, nessuno, quasi certamente, cercherà la verità giudiziaria altrove.

AMANDA DA SEATTLE: "GRATA DI RIAVERE LA MIA VITA"