A rischio la produzione dei fucinati. Troppo pesanti per i nostri viadotti

La Regione incontra Ferrovie e Anas per favorire il trasporto di prodotti unici e storici dell’Acciaieria

"Non è accettabile che Arvedi Ast sia costretta a cessare le produzioni (di fucinati ndr), che comunque impegnano circa 250 dipendenti fra interni e indotto, per l’impossibilità tecnico o economica nell’imbarcare a Civitavecchia fucinati dal peso fino a 250 tonnellate, con tempi di trasferimento troppo lunghi e costi ad oggi che penalizzano in modo eccessivo la più importante industria manifatturiera dell’Umbria". Lo dichiara l’assessore regionale ai trasporti, Enrico Melasecche, incontrando Ferrovie dello Stato e Anas per favorire, su rotaia e su gomma, il trasporto dei prodotti interni della fucinatura di Ast. "Proseguiranno i confronti sia per il trasporto su ferro che su gomma - aggiunge Melasecche – , per individuare gli interventi da porre in essere per migliorare, quanto al trasporto su ferrovia, la riduzione dei tempi di trasferimento ed i relativi costi, mentre, quanto al trasporto su strada, per aumentare gli attuali limiti di portata dei viadotti. La Regione lavora per consolidare la presenza, l’efficienza e la competitività dell’Ast. Quanto alle altre infrastrutture urbane volte a far fare un salto di qualità anche alle Acciaierie, sono noti i progetti a suo tempo inseriti dalla precedente amministrazione comunale nelle richieste relative all’Area di crisi complessa, fra cui la Variante Sud-Ovest di Terni e la Variante Staino-Pentima cui l’assessorato alle infrastrutture sta lavorando".

La questione, assolutamente paradossale, relativa al fatto che i viadotti della provincia e della regione non riescano a sopportare il peso di fucinati di tali dimensioni, di fatto mettendone a rischio la produzione da parte di Ast come conferma l’assessore Melasecche, era stata sollevata nelle scorse settimane dal segretario provinciale della Fiom Cgil, Alessandro Rampiconi, in un intervento su La Nazione. Non solo i viadotti non ne tengono il peso, ma il trasporto ferroviario comporta procedure complesse e l’utilizzo di due vagoni e impianti vari, a fronte di tipologie di fucinati che solo Ast in Europa è in grado di produrre. "Basterebbe questo - osservava Rampiconi - per rendersi conto di quante opportunità stiamo perdendo, con un mercato importante che viene però sfruttato solo in minima parte". L’auspicio è che i confronti avviati dalla Regione con Anas e Ferrovie scongiurino la fine di una produzione, quella dell’ex Società delle fucine, storica e importante per lo stabilimento di viale Brin.

Stefano Cinaglia