Terni, 16 marzo 2010 - Il nucleo investigativo dei carabinieri della città umbra, nei giorni scorsi ha eseguito il provvedimento per quanto riguarda un magazzino in via corso Vecchio 75 a Terni, due appartamenti entrambi in corso Lincei 27 ad Acquasparta, un magazzino in vicolo del Vitello 2 ad Acquasparta, la pizzeria in strada del Morellino 21 a Narni, il negozio di generi alimentari in via Papa Benedetto III 8 a Terni e un negozio di abbigliamento sempre a Terni.

 

Tutti questi beni erano intestati fittizziamente a Paolo Faraone, 45 anni, imprenditore palermitano residente nel ternano, allo scopo eludere le norme sulle misure di prevenzione patrimoniali. Il provvedimento che ha chiuso definitivamente una lunga e complessa indagine svolta dai carabinieri di Terni. L'attività investigativa è nata nel novembre 2005, quando è stato scoperto che un noto pregiudicato ternano intratteneva stabilmente rapporti con altri pregiudicati di Roma e Verona.

 

I militari hanno documentato un vero e proprio "rapporto di affari" tra l'umbro e un palermitano incensurato, ma imparentato con il boss di "Cosa nostra" Salvatore Lo Piccolo. Il successivo sviluppo delle indagini ha permesso di individuare un sodalizio criminoso composto da 12 persone originarie di Terni, Verona, Palermo e Roma dedito, oltre che alle truffe, anche al riciclaggio di denaro proveniente dai quartieri palermitani di San Lorenzo e Resuttana, riconducibile ad affiliati a "Cosa nostra". Il denaro è stato scoperto essere utilizzato per l'acquisto dei beni ora confiscati.

 

Il destinatario del provvedimento di confisca eseguito dalla Direzione investigativa antimafia ha colpito i beni di Salvatore Lo Cricchio, 64 anni, di Partinico (Palermo). Colpite quote societarie e complessi aziendali nelle
province di Palermo e di Terni. Il provvedimento scaturisce dalle indagini che hanno monitorato, per più di un anno, soggetti organicamente inseriti nel mandamento mafioso di Resuttana e San Lorenzo, operanti in aree controllate dai boss Salvatore Lo Piccolo, Nino Madonia e Nicolò di Trapani, capi storici di potenti famiglie mafiose palermitane.

 

Le risultanze info-investigative hanno acclarato che Salvatore Lo Cricchio (zio di Nicolò Di Trapani) in atto detenuto e recentemente condannato per estorsione aggravata e continuata, attraverso alcuni prestanome, tra i quali la moglie e i due figli, nonchè un 44enne palermitano trapiantato a Terni, ha svolto, in nome e per conto della famiglia mafiosa di appartenenza, un ruolo attivo nella gestione e controllo di attività economiche e nel reinvestimento di capitali illeciti.

 

L'attività d'indagine economico-finanziaria svolta dalla Dia, che si è avvalsa di intercettazioni ambientali e telefoniche, nonchè di servizi dinamici di osservazione e pedinamento in Sicilia e nell'Italia centrale, con la collaborazione in Umbria del Comando provinciale carabinieri di Terni, ha contribuito anche alle acquisizioni documentali e alla individuazione degli immobili confiscati.