Spoleto, 23 agosto 2018. «Sono molto emozionato. Sono stato per la prima volta in quel meraviglioso palcoscenico di Piazza Duomo quando avevo 11 anni, per un concerto diretto da Thomas Schippers, con il maestro Menotti. Se penso che adesso ci andrò io mi tremano le gambe». Christian De Sica si conferma magnifico istrione anche nel presentare l’attesissimo show che sabato 25 agosto lo vedrà mattatore assoluto proprio in Piazza Duomo: ‘Christian racconta Christian De Sica’, spettacolo in esclusiva per la kermesse estiva ‘I Love Spoleto’ nel quale il popolare attore ripercorre momenti, volti e immagini della sua vita, tra parole e musica (biglietti sul circuito Ticket Italia).
Come nasce l’idea di raccontarsi al pubblico?
«La scusa è cantare. E’ la cosa che mi piace di più e siccome nei film non lo posso fare quasi mai mi sfogo in teatro. I miei spettacoli sono sempre musicali, questo lo è in modo particolare».
Perché? Come è strutturato?
«Sul palco c’è l’orchestra che mi segue da tanti anni: una big band di 18 elementi diretti da Marco Tiso, con il maestro Riccardo Biseo, mio pianista storico. Al mio fianco Pino Strabioli, uomo colto e spiritoso, a fare da anfitrione e intervistatore».
Il risultato in scena?
«Attraverso aneddoti e ricordi racconto un po’ tutto quello che mi è capitato nella vita. Sono figlio di un uomo anziano, di immensa cultura, grazie a lui ho avuto la fortuna di conoscere personaggi pazzeschi, nel mio spettacolo vado da Charlie Chaplin a Massimo Boldi, insomma faccio il giro completo. Vorrei offrire a Spoleto una sera tra amici, dove raccontarsi e ridere insieme, passare un paio d’ore in allegria, anche con momenti teneri».
Nel ritratto che offre al pubblico, qual è il ruolo che più la rappresenta?
«Quello di attore. Perché l’ho fatto per tutta la vita, anche quando non volevo. Da bambino mio padre mi obbligava a recitare, scriveva per me e mio fratello Manuel sketch dai titoli improbabili, apriva il salotto di casa e invitava gli amici. Loro si divertivano, noi meno però io sono andato avanti così. Il bello è che quando all’Università ho detto a mio padre che volevo fare l’attore, si arrabbiò moltissimo...».
Diceva di Spoleto e Piazza Duomo. Quali sono i suoi ricordi legati all’Umbria?
«Mi viene subito in mente, con dolore, il grande amore che Carla Fendi aveva per il Festival dei Due Mondi, ha fatto tanto per Spoleto. E ricordo che sono venuto due anni fa a cantare per il Festival: una canzone di Armando Trovajoli, da un film di mio padre, c’era una grande orchestra. Passai una serata bellissima, tanto che adesso ho richiesto di tornare nello stesso albergo, vicino al Teatro Romano».
Cosa promette per sabato?
«Vorrei far divertire, ne abbiamo tutti bisogno. Spero che il pubblico mi accolga come un vecchio amico, è sempre così piacevole venire a lavorare a Spoleto, sembra di stare in un salotto».