di Tommaso Strambi

Siena, 8 febbraio 2013 - NON CONOSCE SOSTE l’inchiesta su Mps. Ieri mattina i magistrati hanno sentito i responsabili dell’unità di informazione finanziaria di Bankitalia. Nel corso del colloquio durato oltre un’ora, i funzionari avrebbero consegnato ai magistrati ulteriore documentazione nell’ambito della collaborazione tra le due istituzioni. Contemporaneamente i militari del nucleo valutario hanno effettuato una perquisizione, a Bologna, nella sede della Galvani Fiduciaria, che teneva la gestione di titoli e liquidità per conto dell’ex capo dell’area finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, accusato dai pm senesi, insieme al suo vice Alessandro Toccafondi, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

Secondo la procura di Siena Baldassarri avrebbe ‘scudato’ rilevanti patrimoni (18 milioni di euro) detenuti all’estero a mezzo di fiduciarie. Oltre ai due ex manager Mps, sono coinvolti anche tre broker Fabrizio Cerasani, Luca Borrone e David Ionni. Tutti e tre destinatari dei decreti di sequestro probatorio eseguiti mercoledì
per un totale di 40 milioni di euro. Per i magistrati la «banda del 5%», comandava l’area finanza del Monte recando danno alla stessa banca.
 

INTANTO domani tornerà in procura l’ex direttore generale Mps, Antonio Vigni. I pm che conducono l’inchiesta gli hanno recapitato un secondo avviso di comparizione, nel quale precisano anche di essere pronti a chiedere il giudizio immediato. Ancora una volta gli contestano l’ostacolo agli organi di vigilanza, le false comunicazioni e il falso in prospetto. Sia in ordine al Fresh 2008 (utilizzato per l’aumento di capitale sottoscritto per l’acquisto di Antonveneta), sia al ‘patto’ segreto con la banca giapponese Nomura per il derivato Alexandria, rivenuto nell’ottobre scorso nella cassaforte del suo ex studio Rocca Salimbeni. E non è escluso che Vigni
possa ritornare davanti ai magistrati anche nei primi giorni della prossima settimana. Del resto il lungo interrogatorio di mercoledì dimostra la volontà dell’ex dg di collaborare.

E, soprattutto, di chiarire le responsabilità. «Le operazioni finanziarie—avrebbe detto— compresa quella sul derivato Alexandria, non le ho curate io. Erano altri uffici ad occuparsi della vicenda». Circostanza che emergerebbe anche dalle mail sequestrate nei mesi scorsi. Negli scambi epistolari tra chi redigeva i contratti e le operazioni Vigni non era neppure messo in copia per conoscenza.

Anche se alla fine la firma sugli atti conclusivi era la sua. E domani, a Siena, è atteso in procura anche
Alessandro Daffina, funzionario di Rothschild che, nel 2007, propose 2007 all’ex presidente di Rocca Salimbeni, Giuseppe Mussari (che sarà sentito alla fine della prossima settimana), l’acquisto di Antonveneta.Aquesto riguardo appare interessante la mail (citata nell’informativa inviata nel marzo 2012 dalla gdf ai pm) inviata il 29 ottobre 2007 da Mussari al presidente del Santander, Emilio Botin. «Rothschild — scrive l’ex presidente Mps — mi ha detto che al momento preferisce non essere contattato direttamente sull’argomento tuttavia, visto che ho avuto il piacere di conoscerla (Botin aveva assistito nel 2006 al Palio di Siena, ndr), volevo comunicarle che questa opportunità avrebbe un’importanza straordinaria per il Monte dei Paschi e che pertanto godremmo del pieno supporto dei nostri azionisti».
 

Qualcuno dunque già sapeva? E chi? Non solo. Mussari rassicurava anche sulla riservatezza e sulla capacità di chiudere in tempi brevi. «Al contrario di altri possibili interlocutori — aggiungeva —, posso dirle che nonosciamo estremamente bene banca Antonveneta e che saremmo in grado di chiudere l’operazione in tempi molto rapidi e con piena soddisfazione reciproca». Sicuramente per Botin, che qualche giorno dopo riuscì a strappare un accordo per 9,3 miliardi di euro contro gli 8 circa messi sul piatto da Bnp Paribas pronta a rilevare Bav senza pretendere una due diligence preventiva. Decisamente meno per Mps visto che «l’operazione Antonveneta —emerge sempre dall’informativa— ha comportato, da un punto di vista finanziario per Mps, un esborso di circa 19 miliardi di euro» di cui 9, appunto, «per l’acquisto e altri 10 per il rimborso delle esposizioni intragruppo di Antonveneta con Abn Ambro».
 

MA C’È ANCHE un altro particolare che emerge dall’informativa. La Consob fu informata, con una lettera firmata dal presidente Gabriello Mancini, il 12 marzo 2012 dalla Fondazione Mps del «coinvolgimento diretto» della banca «nell’emissione del Fresh, a differenza di quanto dichiarato da Rocca Salimbeni nella lettera trasmessa a Bankitalia il 4 ottobre 2008.