Tom Dumoulin (foto LaPresse)
Tom Dumoulin (foto LaPresse)

Firenze, 5 maggio 2018 - Lui, quello del “tutto sbagliato, tutto da rifare”, zitto e buono non sarebbe rimasto. Davanti al fatto compiuto che il Giro d’Italia quest’anno non passerà per la strade della Toscana, Gino Bartali da Ponte a Ema, avrebbe di sicuro bofonchiato tutto il suo disappunto. Niente arrivi, niente partenze, nessun passaggio. Neppure per il trasferimento la coloratissima carovana sfiorerà la regione. E non è soltanto una questione di prestigio e visibilità, ma anche di perdita (ingente) di quella ricaduta economica che il Giro si porta dietro. Una scelta inusuale, anche alla luce dei successi recenti di pubblico, dalla crono del Chianti Classico alla tappa con partenza davanti alla casa di Bartali, al suggestivo passaggio in A1 nel Giro 2017. Ma tant’è. E anche la Liguria è fuori.

 

Al campione toscano, Gerusalemme ha comunque reso omaggio con una iniziativa altrettanto rara. ‘Ginettaccio’, già “Giusto tra le nazioni” nel 2013, per aver contribuito a salvare 800 ebrei nascondendo nel telaio della sua bicicletta documenti fondamentali per gli israeliti fiorentini che cercavano di sfuggire alle deportazioni, è diventato anche cittadino onorario di Israele. L’onorificenza è stata conferita alla nipote Gioia (figlia del primogenito Andrea) durante una toccante cerimonia nello Yad Vashem (Museo della Memoria), due giorni prima della partenza della Corsa Rosa.

Se molti appassionati toscani si accontenteranno di vedere il Giro in televisione, tantissimi altri non rinunceranno a incitare i loro corregionali concedendosi qualche trasferta-vacanza. Sulle strade della corsa edizione numero 101, la delegazione toscana schiera il livornese Diego Ulissi, che corre nello squadrone di Fabio Aru (Uae Team Emirates) e che punterà alla vittoria di tappa, per incrementare il suo bottino di sei frazioni conquistate al Giro. L’altro scudiero su cui potrà contare il ‘Cavaliere dei Quattro Mori’ è l’empolese Manuele Mori, professionista dal 2004, ultimo di una dinastia di ciclisti: il papà è Primo Mori, pro’ dal 1969 al 1975, vincitore anche di una tappa al Tour, mentre il fratello maggiore, Massimiliano, è stato per anni al fianco di Mario Cipollini. E poi c’è l’aretino-umbro Eros Capecchi, nato sul confine delle due Regioni, e il pistoiese di Monsummano Terme Fabio Sabatini, entrambi nella Quick-Step Floors con il compito di preparare e lanciare le volate di Elia Viviani. Tra i 176 ‘girini’ al via c’è anche il 27enne Kristian Sbaragli da Castelfiorentino, che dopo cinque anni nel team sudafricano, la MTN-Qhubeka (poi Dimension Data), quest’anno è approdato alla neonata Israel Cycling Academy.

E’ l'unico italiano in un team dove sono rappresentate sedici nazionalità, cinque continenti e quattro religioni. È la prima volta che Israele si affaccia al ciclismo professionistico con una propria squadra. Al pari dei suoi compagni di squadra, Sbaragli è stato investito del titolo di «ambasciatore di pace», perché oltre a svolgere il loro dovere di atleti hanno anche una missione più universale: quella di tenere alto il valore dell’amicizia tra popoli e identità diverse. Altra curiosità? Di Castelfiorentino era originario anche il padre di Gino Bartali, Torello. Nell’humus sportivo di questo piccolo borgo (poco più di 17mila abitanti) nel cuore della Valdelsa sono germogliati tanti talenti. Oltre a Sbaragli è di ‘Castello’ anche Alberto Bettiol (Bmc Racing Team), che al Giro 2018 ha dovuto rinunciare a causa di un brutta caduta durante la Liège-Bastogne-Liège. Entra infine di diritto nella squadra dei toscani anche Giovanni Visconti (Bahrain-Merida), nato a Torino da genitori siciliani, ma da tanti anni residente a San Baronto, nel Pistoiese.