Maria José Siri (dal sito internet dell'artista)

Firenze, 3 marzo 2017 _ E' nel quartetto di solisti nel Requiem di Giuseppe Verdi che sarà eseguito il 4 e il 5 marzo all'Opera di Firenze. Per il soprano Maria José Siri, originaria dell'Uruguay che vive a Verona, è un'occasione particolare: infatti è al suo debutto nel nuovo teatro, ma soprattutto è la prima volta che lavora con il direttore Myung-Whun Chung. La cantante non è nuova a esordi importanti, come quello in Madama Butterfly lo scorso dicembre per l'apertura della stagione della Scala a Milano. Tra una prova e l'altra le abbiamo chiesto di commentare le ore che precedono il concerto fiorentino.

Come è stato l'approccio con il maestro Chung e la sua lettura del Requiem?

"Sono rimasta colpita dal suo modo di affrontare questa pagina. Una visione completamente diversa rispetto a quelle che ho già affrontato: più intima e basata sull'ascolto di noi stessi. Non è tanto importante il gesto del direttore, quanto fare attenzione al lavoro degli altri e del proprio. Quando ci siamo incontrati Chung ci ha detto che la parola più importante è umiltà. Il Requiem è come se fosse un'opera divisa in scene, ma con una grande spiritualità. Inoltre, appena finito la prova del pomeriggio Chung ha studiato il punto migliore per la posizione dei cantanti in uno spazio sonoro che lui affronta per la prima volta, come nel mio caso. Un modo per sfruttare al meglio il lavoro di orchestra, coro e solisti".

Anche se è il suo debutto nel nuovo teatro dell'opera, lei ha già affrontato il pubblico fiorentino...

"Ho cantato nei Pagliacci nell'allestimento firmato da Zeffirelli, e nell'Aida con la regia di Ozpetek. Ma recentemente sono stata nella tournée in Russia con il Maggio Musicale Fiorentino nello scorso settembre. Quando sono arrivata ho ritrovato molte persone con cui ho condiviso questa esperienza. Vengo molto volentieri a Firenze".

Lei è stata protagonista di Madama Butterfly con cui si è aperta la stagione della Scala. Che sensazione ha avuto quando è stata scelta?

"Ho fatto il provino in aprile, un po' in ritardo rispetto a quanto succede nei teatri, ma il giorno dopo ho avuto la parte. Non avevo mai cantato Butterfly e con il maestro Riccardo Chailly abbiamo subito affrontato questa parte per dare una  possibilità di riscatto alla versione originale dell'opera di Puccini (fischiata al debutto nel 1904). C'è stata la possibilità per prepararsi adeguatamente e quindi è stato meno preoccupante di quanto potessi prevedere".