European Lute Quartet (foto Lorenzo Desiati)
European Lute Quartet (foto Lorenzo Desiati)

Firenze, 7 settembre 2019 - Nel suo excursus all'interno della musica rinascimentale, il festival Floremus inizia a diventare un punto di riferimento importante. L'Homme Armé, l'associazione che lo organizza, sta compiendo il miracolo di portare in città alcune delle migliori realtà europee del settore. Magari con più mezzi la manifestazione potrebbe insidiare la fama di altre realtà come quella di Utrecht. Restando con i piedi per terra, va segnalata non solo la qualità degli esecutori ma anche il fatto che questi hanno la possibilità di esibirsi in posti storici e di grande fascino.

Pensiamo ad esempio al museo di San Marco, la cui biblioteca ha ospitato una formazione singolare quale l'European Lute Quartet. Gianluca Lastraioli,  tra i più importanti solisti italiani ha coinvolto Thierry Meunier, Jean-Marie Poirier e Sigrun Richter in un programma che ha evidenzato autori del periodo elisabettiano (John Dowland, Robert Johnson), Vincenzo Galilei e anonimi italiani e i francesi Robert Ballard e Nicolas Vallet. Il lavoro di recupero e trascrizione dei brani ha portato all'intrepretazione degli stessi con strumenti dal registro differente, con il liuto più piccolo utilizzato per intonare la melodia.

Il risultato è stato di grande fascino, tenendo conto che il suono di quattro strumenti a corda può a volte sembrare monotono. Invece i solisti hanno fatto un gioco di squadra per catturare l'attenzione sulle danze, del mottetto Exitu Israel de Aegypto di Galilei, sui pezzi descrittivi, in una serata dall'ascolto diverso dal solito dal punto di vista sonoro. Così il successo non è mancato portando a un fuori programma inaspettato quale Yesterday dei Beatles. Gli strumenti a corda (liuto, arpa e chitarra rinascimentale) sono stati in parte protagonisti anche all'Auditorium di Sant'Apollonia nel concerto dell'ensemble Doulce Mémoire.

Ma in questo caso le voci (Véronique Bourin e Hugues Primard) e i flauti di Denis Raisin Dadre, direttore musicale, sono stati il punto di attrazione del repertorio sotto il titolo Musiche per il regno di Francesco I di Valois. Grazie alle musiche scelte dal gruppo è stata ricostruita la chambre del re, dove i cantanti erano accompagnati da liutisti e altri strumentisti. Le canzoni proposte dalle voci divenivano spunto per danze strumentali in un continuo scambio tra i vari elementi. In gran parte le canzoni parlavano di amore, ma il re amava molto anche Rabelais e il suo Gargantua

Così l'ensemble ci ha portato in un mondo musicale affascinante, con autori quali Claudin De Sermisy e Pierre Certon insieme ai più noti Adrian Willaert e Pierre Attaignant, che era anche tipografo reale. Il gruppo (completato da Pascale Boquet a liuto e chitarra e Angélique Mauillion all'arpa) ha saputo conquistare il pubblico con eccellente professionalità e capacità interpretativa dimostrando come la musica leggera di una volta ha assunto il rango di grande musica nel suo recupero attuale.