Beatrice Venezi (Foto Umicini)
Beatrice Venezi (Foto Umicini)

Firenze, 2 agosto 2017 - E’ cresciuta con le Spice Girls e i Backstreet Boys (e con un padre ex bassista di una cover band dei Led Zeppellin) ed è diventata, a 22 anni, il più giovane direttore d’orchestra d’Italia. Con queste basi è più che comprensibile che Beatrice Venezi, lucchese 27enne, direttore della “Nuova Orchestra Scarlatti“ di Napoli e astro nascente (ma già affermato), voglia trasmettere la passione per la musica classica e l’opera alle giovani generazioni, ai “millennials”, sfatando il mito che li descrive come generi “difficili”.

La musica dei “millennials, però, è distante dall’opera lirica...

«L’obiettivo è proprio far capire che le storie di cui parlavano all’epoca in cui sono state scritte molte delle opere liriche, sono le stesse di cui parlano le canzoni di oggi. La vocazione dell’opera lirica è popolare, poi successive sofisticazioni l’hanno resa come un qualcosa di elitario».

Il linguaggio è differente.

«Il linguaggio è diverso, ma lo si può apprezzare quando lo si conosce. In questo i teatri hanno un grosso compito, bisogna far vivere i teatri. Sono strutture che restano chiuse una buona percentuale di giorni all’anno. Aprire il teatro far vivere quello che succede nelle prove, dietro le quinte, i costumisti, i macchinisti. Quando i bambini vengono in visita ai teatri pensano di essere dentro una favola».

Un ruolo importante dovrebbe averlo la scuola in questo. Lo assolve?

«No, si usano metodologie inefficaci. Insegnare a suonare il famoso flauto di plastica che fischia fa tutto fuorché avvicinare e incuriosire».

Lei è stata nominata “direttore principale ospite” del Festival Puccini per dirigere “La Rondine” (si replica sabato 5 agosto) in occasione del centenario. Che emozione è stata?

«Una grande emozione e un grande onore. Sono molto legata a Puccini e non solo perché siamo concittadini. E’ un grande maestro dell’opera italiana. Oltretutto, tutto è ciclico: ho cominciato la mia attività con l’operetta e l’opera di Puccini che più si avvicina a questo genere è proprio “La Rondine”»

Che tipo di musica ascolta?

«Ascolto la radio, mi piacciono i “Tiromancino”, mi sto appassionando all’ hip-hop. Non rinnego il mio passato: da piccola mi piacevano le Spice Girls e i Backstreet Boys».

E il Festival di Sanremo?

«Ogni tanto lo vedo e mi è piaciuta l’operazione fatta da Francesco Gabbani che ha tolto la canzone italiana dal cliché della canzone impegnata d’autore: i suoi testi sono ricchi di citazioni e di contenuti, proposti in modo leggero, con semplicità».

Qual è il suo sogno? 

«Quello di tutti i direttori d'orchestra, ovvero salire sui podi più prestigiosi, dalla Scala al Covent Garden. Poi c'è il mio obiettivo personale come artista: evidenziare la vocazione popolare della musica classica e diventare ambasciatrice del made in Italy nel melodramma».

davide.papini@lanazione.net