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Una vita diversa
 per il villaggio di Mbilmana

Agata Smeralda in Camerun per sostenere un progetto di microcredito

a cura di SpeeD
Ultimo aggiornamento il 30 luglio 2018 alle 15:46
Agata Smeralda

È soddisfatto, Isacco Ranaldo, 23enne di Calenzano (Firenze), che ha trascorso quattro mesi in Camerun. C’è andato come volontario e oltre ad aver toccato con mano terribili situazioni di povertà, ha potuto sperimentare che il cambiamento è possibile. «Volevo fare volontariato – spiega Isacco -, ed è stato possibile realizzare quest’aspirazione, grazie al vescovo di Obala, Sosthène Léopold Bayemi Matjei che è stato a lungo nella provincia fiorentina prima di tornare in Africa. Peraltro il Camerun è stata l’ultima parte del mio percorso di volontariato e sono andato là con l’idea di collaborare a uno studio sulla possibilità di attivare nel villaggio un servizio di microcredito».

Ma come spesso accade, la realtà è diversa dalla teoria. Il villaggio di Mbilmana, nel distretto di Sa’A, è piccolo e conta poco più di 150 abitanti. «Ben presto ci siamo detti: se il 70% degli abitanti è malato, come può lavorare bene? Allora abbiamo modificato il tiro e accantonato i progetti elaborati in Italia, misurandoci invece con i problemi che avevamo di fronte». E qui è entrata in gioco Agata Smeralda: «il suo ruolo – spiega il giovane calenzanese - è stato fondamentale. Senza neppure conoscerci più di tanto, ci ha dato subito una grossa mano. Avevamo scritto a numerose organizzazioni, a molti enti. Ma nessuno ci ha risposto. Lo ha fatto subito il professor Barsi e l’associazione si è messa al nostro fianco con grande disponibilità».

Così Agata Smeralda ha raccolto 11mila euro per i progetti di Isacco Ranaldo. «Siamo partiti con una campagna sanitaria, sottoponendo tutto il villaggio ad analisi di laboratorio gratuite. Su 150 abitanti, quasi 120 risultavano malati: di tifo, di malaria, di epatite, ipovedenti, con un gran numero di casi di epilessia. Abbiamo così promosso una campagna di vaccinazione e distribuito gli opportuni medicinali». Poi il secondo passo: evitare che la gente si ammali. «Abbiamo deciso di intervenire sulle condizioni igieniche, scavando un pozzo, per evitare che la gente bevesse e si lavasse con

l’acqua del fiume, contaminata perché piena di batteri. Se ti sciacqui la faccia con quest’acqua è chiaro che poi hai gravi problemi agli occhi e questa grande presenza di batteri alla fine intacca il sistema immunitario. Così abbiamo realizzato questo pozzo per migliorare la situazione igienica e sanitaria».

Infine la terza fase, quella economica. «Abbiamo attivato un progetto economico, chiedendo alle famiglie quali attività imprenditoriali avrebbero voluto avviare per divenire autosufficienti nei bisogni quotidiani, scolastici e sanitari – conclude Isacco -. Su 153 persone e una cinquantina di famiglie, i progetti arrivati sono stati quaranta: ne abbiamo selezionati una decina, i più articolati e meglio gestibili e li abbiamo sostenuti». E il cambiamento, nel villaggio, già lo si nota: una migliore qualità di vita, un minor numero di malati, una vita diversa. «Ora stiamo pensando ad altri interventi, in altri villaggi che hanno gravi problemi, in particolare per l’accesso all’acqua. E sono davvero molto soddisfatto - conclude Isacco - perché ci siamo messi tutti in gioco e siamo riusciti a incidere concretamente. Devo dire ancora grazie ad Agata Smeralda, che ci ha dato davvero un grande e decisivo supporto».

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