Siena, 26 giugno 2018 - Quando Guazzaloca vinse a Bologna, liquidò l’enfasi della vittoria e del momento storico con frasi lapidarie. Sindaco De Mossi, farà lo stesso anche lei, dopo la conquista di una fortezza rossa come Siena?

Io amo questa città, ci vivo molto bene, anche con i problemi e le acredini che il mio lavoro e l’amore eccessivo possono provocare. Farò volentieri il sindaco, anche se sono preoccupato perché è un lavoro difficile e un’attività molto importante. Vorrei venire ricordato come uno che ci ha provato seriamente a fare il sindaco e che ha voluto bene alla città».

È appena stato proclamato e già parla al passato? Non pensa che le sfugga la portata nazionale della sua vittoria?

«Sì, forse ha ragione. Non mi rendo ancora conto di cosa abbia significato fuori da Siena. Per natura sono un agonista, mi piace il confronto. Sono come le giraffe, guardo un po’ più da lontano e non riesco a capire bene cosa accade vicino. Ci vorrà tempo per calarmi nel ruolo, non mi appartiene ancora. Mi giro se mi chiamano avvocato, se sento la parola sindaco per ora vado dritto».

Non è solo una questione di biglietti da visita...

«Ho sempre frequentato queste stanze, sin da bambino. Oggi mi intimoriscono. Sono convinto che la somma del potere sia anche la somma delle responsabilità. Per quanto riguarda la professione, continuerò a fare l’avvocato, senza togliere nulla all’incarico da sindaco, che avrà sempre la priorità su tutto».

Guadagnerebbe di più come legale che come primo cittadino... 

«Non è una questione di soldi. È la natura delle persone, non puoi privarle della loro essenza. Per me fare l’avvocato è questo. Devo stare attento ai conflitti di interessi, saranno i colleghi dello studio a portare avanti le cause più spinose, ho quattro avvocati che mi aiuteranno».

Ha già rinunciato alle cause contro il Comune o contro Mps?

«Ho già mandato le lettere di rinuncia per 4 cause. Non quelle sul Monte dei Paschi, sulle quali non c’è conflitto di interessi. Su quelle del Comune sì».

In ogni elezione c’è un momento cruciale, il punto di svolta. Quale è stato il suo? Non dica l’apparentamento, perché ha avuto una reazione stizzita...

«Non sono d’accordo. La reazione all’apparentamento tra Valentini e Piccini non è stata di stizza, ma da cittadino tradito. Mi ha dato noia che si mettesse in piedi una manovra squisitamente verticistica, una logica di potere per paura di perdere. Il momento fatale è stato il primo confronto con il sindaco uscente. C’era molta gente, ho capito che credevano alla vittoria».

Ha detto che chiederà agli ultimi nominati di dimettersi, di fare un passo indietro...

«Convocherò i nominati e chiederò quali sono le loro intenzioni. Credo che un sindaco in carica abbia diritto di nominare i rappresentanti del Comune nei consigli d’amministrazione. Vale per la Fondazione Mps, ma anche per le altre Ho definito le ultime nomine di Valentini come ‘uova di drago’. Penso che chi è nominato abbia delle responsabilità verso la città. Farò appello a questo».

Quando nominerà gli assessori?

«Rispetterò i tempi previsti».

In tanti si arrogano il diritto di essere stati decisivi. Verranno a chiederle ricompense?

«Ogni cittadino ha diritto di chiedermi qualcosa. Io ho diritto di accogliere le sue richieste o no. Le persone che si mettono a disposizione sono sempre una risorsa. Certo, chi ha amministrato fino a oggi deve fare una pausa. Sarà salutare anche per lui».