Telescopi in Cile
Telescopi in Cile

Siena, 9 gennaio 2019 - Ancora una volta la Toscana fa parte di un grande progetto scientifico, mettendo in campo le sue competenze tecnologiche sia produttive che accademiche. Questa volta in uno dei campi più affascinanti dell'astrofisica, cioè la caccia ai lampi gamma (o GRB, dall’acronimo del loro nome inglese: gamma-ray bursts). Si tratta delle esplosioni più potenti dell'universo a noi conosciuto, un'energia così spaventosa da essere difficilmente immaginabile. I modelli correnti spiegano i lampi gamma ad altissima energia come frutto di esplosioni stellari, nelle quali viene emessa in pochi secondi (anche un paio) tanta energia quanta ne produce il sole in tutta la sua vita. Ecco perché siamo capaci di scopririli anche a distanze enormi: sono potenti e luminosi come nient'altro, almeno per quanto siamo riusciti a scoprire finora. Basti pensare che il più lontano che abbiamo avvistato è avvenuto a 13 miliardi di anni luce dalla Terra, cioè la distanza percorsa dalla luce in 13 miliardi di anni.

L'Università di Siena fa parte (fin dalla fondazione) del progetto Cherenkov Telescope Array (Cta) e ora sono stati firmati gli accordi che porteranno alla costruzione della serie di telescopi per l’identificazione di raggi gamma più grande e più potente al mondo, dieci volte più sensibile degli strumenti a oggi esistenti. Del resto il gruppo di ricerca senese ha già esperienza di osservazioni e simulazioni scientifiche riguardanti sorgenti extragalattiche di raggi gamma. Proprio l'osservazione dei lampi gamma sarà uno degli ambiti di ricerca di elezione per Cta.

DOVE - Sono due i siti scelti per la costruzione del'osservatorio, uno per emisfero: a sud ancora una volta è il deserto di Atacama, in Cile, a far valere la sua caratteristica climatica così amata dagli astronomi. E' una delle zone più secche del pianeta e il cielo qui è terso come non mai. A nord invece sono le Canarie ad avere una caratteristica appetibile per chi scruta il cielo: sull'isola di La Palma le nuvole si formano sotto i 2mila metri, l'osservatorio sta sopra è il cielo è così sempre limpido. Ma nel progetto l'Italia è presente anche logisticamente: infatti il coordinamento generale si trova a Bologna.

COSA - Il progetto prevede telescopi di diverse classi, grandi da 23 metri di diametro dello specchio principale, medi da 12 metri e piccoli da 4 metri. I prototitpi sono in fase di validazione tecnico-scientifica.

CHI - Il gruppo di ricerca dell'Università di Siena che partecipa al progetto è guidato dal professor Riccardo Paoletti del dipartimento di Scienze fisiche, della terra e dell’ambiente, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di fisica nucleare di Pisa.  Il gruppo di ricercatori dell’Università di Siena ha già partecipato a diverse attività nei sotto progetti che costituiscono Cta, come la costruzione della camera del prototipo di telescopio da 23 metri già in funzione a La Palma, nelle Canarie, e la costruzione dell'innovativo prototipo statunitense di telescopio medio a doppio specchio Schwarzschild Couder Telescope. Oltre al professor Paoletti il gruppo senese comprende anche il ricercatore Giacomo Bonnoli e gli studenti della scuola di Dottorato in Fisica sperimentale Lorenzo Bellizzi, Stefano Truzzi e Sofia Ventura, mentre ex studenti della stessa scuola, attualmente all’Infn di Pisa, sono Paolo Da Vela e Andrea Rugliancich. Bonnoli partecipa anche alle attività del prototipo completamente italiano di telescopio piccolo Astri, progettato e realizzato dall’Istituto nazionale di astrofisica.
 

luca.boldrini@lanazione.net