Siena, 25 settembre 2015 - "La gente deve sapere che senza ricerca non c’è sviluppo", aveva detto il prorettore Francesco Frati annunciando la ‘Notte dei ricercatori 2015’: ovvero quando ricerca e scienza vanno in strada. Una grande kermesse all’insegna della divulgazione scientifica promosso dall’Università di Siena, che ha visto un centinaio di ricercatori cercare di spiegare con il linguaggio dei bambini concetti degni di una vita di studio.

Ebbene la grande kermesse didattica è andata in scena stasera, con oltre quaranta fra laboratori, simulazioni, dimostrazioni, esposizioni, tavole rotonde e giochi, diffusi in tutto il centro storico. Con l’obiettivo appunto di far capire cosa si fa all’interno di un’università: nelle vie e nelle piazze arrivano dunque gli sviluppi pratici di quanto pensato ed elaborato in un’aula di ricerca.

"Ma non ci sono quest’anno gli insetti?", la domanda si aggira in più angoli della città. A trasmettere l’attesa: sono i più piccoli il motore della ricerca che coinvolgerà evidentemente anche i grandi. Per cui l’appuntamento con gli insetti è fra i più stimolanti e frequentati: l’affascinante quanto strano incontro ravvicinato avviene nel cortile del complesso didattico di San Francesco, a opera dell’Associazione Vivascienza che porta teche piene di coleotteri e farfalle, fra cui alcuni esemplari fra i più grandi al mondo; ci sono poi insetti stecco e insetti foglia, da prendere in mano. E i bambini non si lasciano sfuggire certo l’occasione.

Di lì a due passi sono ancora le scienze della vita ad intrattenere: con l’estrazione della clorofilla, ad esempio, o con le Scienze della terra e dell’ambiente che fanno provare ai più piccooli come si ricerca un fossile, una piccola esperienza da paleontologo. Ma ad accogliere in San Francesco i tantissimi partecipanti alla notte della ricerca è addirittura un elicottero sperimentale, RadGyro, usato dal Centro di geotecnologia dell’Università per rilevazioni e ispezioni geologiche, insieme al drone.

Fisica e informatica invece sono protagonisti in piazza Indipendenza, dove attraverso una minima strumentazione è illustrata la propagazione rettilinea della luce, ma anche il fascio laser di Bessel, poi trappole magneto-ottiche, ovvero sorte di contenitori di atomi. Ma come si racconta cotanta lezione ad un bambino?

"Studiando la materia si possono fare predizioni su altri sistemi" dice un ricercatore, lasciando intendere che la materia è vita e le applicazioni su questa sono proprie dell’ingegno umano. E qui entra in scena la robotica del dipartimento di ingegneria, altro grande catalizzatore di attenzioni: ci sono il guanto sensorizzato, il ‘sesto dito’, ma anche i braccialetti vibranti. Strumentazione, robot, che trovano applicazione oggi soprattutto in ambito medico, nella riabilitazione, nelle disabilità. Sulla stessa lunghezza d’onda, il catalizzatore di sguardi in Rettorato è la start up del brain control, con droni guidati da realtà aumentata: altra applicazione medica. Il tutto ad insegnare che la "tecnologia arriva in aiuto laddove un impedimento fisico fermerebbe l’uomo".

Paola Tomassoni