Siena, 23 luglio 2021 - Il calvario giudiziario è finito per la famiglia di Marco Ciacci, l’autista al volante del tir quando il 19 giugno 2020 accadde l’incidente al campione paralimpico Alex Zanardi, appena lasciata Pienza, insieme alla carovana di Obiettivo Tricolore. Un evento per sottolineare la ripartenza dopo il lockdown, fortemente voluta dall’ex pilota di Formula 1. Che si è ripetuto anche quest’anno, qualche giorno fa, con tappa a Montalcino in piazza del Popolo.

L'incidente di Zanardi (foto Paolo Lazzeroni)

Proprio ieri, nel pomeriggio, è stata notificata al camionista del tir, che ha 45 anni e vive a Castelnuovo Berardenga, la decisione del gip Ilaria Cornetti. Che è arrivata dopo quasi due mesi, visto che l’udienza per l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm Serena Menicucci si era svolta il 26 maggio. In quella sede si era consumato il braccio di ferro al centro delle perizie svolte sulla dinamica dell’incidente a seguito del quale il campione ha compiuto un percorso durissimo e complesso di riabilitazione che, stando al racconto della moglie, gli ha consentito di compiere progressi, dimostrando ancora una volta il suo spirito combattivo.

"C’è stata un’invasione di corsia da parte dell’autocarro che è risultata determinante per la reazione di Zanardi, provocando la manovra di sterzo a destra, da cui è conseguita la perdita di controllo del mezzo. Se il camion fosse stato regolarmente all’interno della sua corsia di marcia l’incidente non sarebbe successo", la tesi dell’avvocato Covi della famiglia Zanardi. Insomma, vide arrivare il mezzo pesante e sterzò di colpo perché invase la corsia. Di avviso opposto l’ingegner Dario Vangi di Firenze, che ha affiancato il pm Menicucci nell’inchiesta, evidenziando che la manovra del campione con la handbike sarebbe avvenuta prima del lieve superamento della mezzeria. Un concetto che sarebbe stato ripreso anche dal gip Cornetti nelle sedici pagine nelle quali conclude accogliendo la richiesta di archiviazione avanzata per Marco Ciacci il 26 aprile scorso dalla procura. Un calvario giudiziario dunque che si conclude per il camionista e per la sua famiglia, per i suoi bambini ancora piccoli. L’indomani della richiesta di archiviazione Ciacci aveva detto a La Nazione che questa vicenda avrebbe segnato per sempre la sua vita. Senza i suoi cari non ce l’avrebbe fatta ad andare avanti.