Torture a Ranza, c’è il ricorso ’No’ alla condanna in 300 pagine

L’avvocato Biotti difende 4 della penitenziaria: l’ha depositato ieri alle 16 "In casi più gravi, vedi quello di Sollicciano, reato derubricato in lesioni".

Torture a Ranza, la battaglia giudiziaria continua. Sono stati infatti depositati i ricorsi in appello per i cinque agenti della polizia penitenziaria di San Gimignano accusati, a vario titolo, anche di questo reato introdotto nel 2017 come fattispecie autonoma. Erano stati condannati il 9 marzo scorso a pene che variavano da 5 anni e 11 mesi a 6 anni e mezzo, più il risarcimento del danno. A inizio settembre erano state depositate le motivazioni dello storico pronunciamento declinate in ben 257 pagine. Dove si ribadiva che il detenuto tunisino era stato sottoposto ad un "trattamento inumano". Nell’ottobre 2018 era stata posta in essere da parte di un nutrito gruppo di agenti, una quindicina, "una spedizione punitiva".

Quattro operatori della penitenziaria sono difesi dall’avvocato Manfredi Biotti che ieri alle 16.10 ha depositato il ricorso di 200 pagine. "Dopo un’attenta lettura delle motivazioni – osserva il legale –, a maggior ragione, sono convinto che i miei assistiti non siano responsabili del reato individuato nella sentenza. Confido pertanto nell’ampia valutazione della Corte d’appello di Firenze. Vorrei sottolineare che ci sono due casi, ben più gravi a mio avviso, uno avvenuto a San Vittore e l’altro a Sollicciano, nei quali la sentenza ha configurato l’ipotesi di lesioni, derubricando i reati di tortura". Un aspetto sul quale le difese hanno battuto forte durante le tante udienze del dibattimento dove a sostenere l’accusa è stato il pm Valentina Magnini. "Abbiamo depositato l’appello giovedì per il mio assistito – osserva l’avvocato Fabio D’Amato che insieme al collega Nicola Anelli si occupava di un ispettore capo –; solitamente non ne facciamo di così corposi, in questo caso oltre cento pagine, ma si è reso necessario per effettuare una giusta critica dei vari passaggi della sentenza. Confidiamo che verrà esaminato con attenzione, ferma restando la possibilità di ulteriori memorie o motivi aggiuntivi prima dell’udienza". "I tempi? Non prevedo che siano brevissimi per la fissazione dell’udienza, non essendoci una misura cautelare non c’è necessità di fissare entro un anno dal deposito", conclude Biotti. Tanto che non c’è ancora neppure quella per i dieci agenti condannati nel febbraio 2021 con rito abbreviato, sempre per le presunte torture a Ranza.

Laura Valdesi