Siena, 12 aprile 2015 - «Motocicletta... dieci Hp», scandisce Lucio Battisti ne «Il tempo di morire». Sulle due ruote si può provare l’ebbrezza di viaggiare ‘liberi’, senza dover per forza correre rischi. Che sono invece (quasi) dietro ogni angolo, sulle nostre strade. «In Italia, la provincia di Siena non è esente, esistono 10 volte più ostacoli che sulle arterie di Spagna, Francia o Germania», premette Marco Guidarini. Sceglie un luogo significativo – la Cassia appena dopo la Coroncina, prima del Colle di Malamerenda – per iniziare una mappatura delle situazioni da migliorare per chi, come lui, ama le moto. Qui morì un giovane centauro, qualche tempo fa. Ci sono ancora i fiori abbracciati al palo del cartello «Radi» per ricordare una tragedia finita anche nel libro «Una guida per chi guida», scritto da Guidarini, deus ex machina dell’Associazione motociclisti incolumi.

 

Insegna ad osservare con l’occhio di chi indossa il casco gli ostacoli pericolosi lungo le strade. «I troppi pali e paletti, per esempio, contro cui si rischia di morire in caso di sbandata. Ma anche il guard-rail non è sempre sinonimo di sicurezza», aggiunge. Indicando «che per evitare di finire tranciati dai montanti su cui è fissata la barriera bisognerebbe usare quelli con la banda che arriva fino a terra». Invece, sia sulla Cassia che nelle altre zone della città, vanno di moda vecchio stile. «Il cartello dell’attraversamento pedonale posto al termine della curva (sempre al Colle di Malamerenda, ndr) per evitare eventuali problemi ai motociclisti doveva essere arretrato invece che su una via di fuga, mettendolo dietro al guard-rail», si inserisce Fabrizio Marchetti, vice presidente della Federazione «Pepè Team». Associazione che si occupa di diffondere la cultura della sicurezza stradale e della prevenzione, valorizzando la passione per la moto quale motivo di aggregazione, intrattenimento e socializzazione. «Spostare un cartello non rappresenta una spesa», sostengono i centauri riprendendo il viaggio. Indicano, tornando verso la Coroncina, una sfilza di lampioni e pali potenzialmente pericolosi. Poi quella che sembra una caditoia per intercettare le acque meteoriche, appena superato il bivio di Renaccio, parzialmente nascosta dall’erba. Entrando in città, da via Piccolomini, prima del maxi-dosso, ecco un trabocchetto che i motociclisti conoscono bene. C’è un tombino e poi un avallamento della strada che precedono la curva. «Fa ondeggiare anche le macchine, figuriamoci uno scooter. Si vede poco ma si ‘sente’ tanto! Qui non è solo questione di buche nell’asfalto», osservano.

Scendendo da Cerchiaia verso Massetana colpisce, proprio nel gomito, un cartello: il sostegno che lo tiene è proprio sul ciglio della strada. «Ostacoli superflui che mettono a rischio la pelle della gente», rilanciano le due ‘guide’. Non finisce qui. Prima della rotonda del ‘pavesino’ un palo di ferro regge il cartello che indica i segnali gialli a separare perentoriamente la carreggiata. «Perché non metterne uno di plastica», si chiedono incontrando consensi da chi per caso si trova ad ascoltare la loro ‘lezione’. Nell’ultima rotatoria di Massetana, intanto, in direzione della Colonna, c’è chi davanti ai nostri occhi imbocca contromano il ‘giro’. Da brivido.

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