Carabinieri
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Sinalunga (Siena), 13 gennaio 2021 - Tre banditi fanno irruzione in casa, poco dopo l’alba. La donna è sola. Chiedono il denaro che lei non ha. Viene picchiata, strattonata per indurla a tirare fuori il malloppo. Un’odissea che dura oltre mezz’ora ad opera di una banda senza scrupoli. Albanesi, secondo i carabinieri della compagnia di Montepulciano che hanno indagato e ricostruito quella rapina stile arancia meccanica. Avvenuta nel giugno 2017 a Rigomagno, nell’abitazione di un imprenditore della zona. Una violenza psicologica e fisica che ha lasciato il segno nella vittima che aveva avuto tra l’altro dieci giorni di prognosi. Cinque i componenti della banda che quella mattina erano entrati in azione, quando il marito della sessantenne verso le 6,30 era uscito per andare a lavoro. Tre dentro l’abitazione, due fuori a fare da palo. Pretendevano alcune migliaia di euro in contanti, sostenevano di sapere che il denaro si trovava lì. Così avevano preso anche un fucile dal mobile dove erano custodite alcune armi, puntandolo contro la padrona di casa per farla cedere. Una violenza come quella dei film gialli, era stata picchiata. Un faccia a faccia con i banditi che indossavano però il passamontagna. E che era stato raccontato ai carabinieri quando dopo oltre trenta minuti erano fuggiti senza bottino. Niente denaro, solo 50 euro ed una collanina. Anche il fucile. 
Un colpo in villa inquietante. La svolta era arrivata grazie ad un testimone che aveva notato il palo. Gli investigatori sono risaliti a lui e, grazie anche a contatti telefonici, ad altri tre. Due però sono tuttora irreperibili, la loro posizione nel processo è stata stralciata. Va avanti invece per due – ieri hanno testimoniato i carabinieri che indagarono –, difesi dagli avvocati Filomena D’Amora e Mori di Arezzo. E’ stato acquisito il verbale con le parole della vittima che non era in aula. A breve la sentenza su questo episodio che dimostra come la zona di Sinalunga sia soggetta a raid di bande che arrivano, colpiscono e fuggono.