Carcere
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Siena, 26 novembre - Cinque agenti della polizia penitenziaria del carcere di San Gimignano sono stati rinviati oggi a giudizio dal gup di Siena Roberta Malavasi per i reati di tortura, lesioni aggravate, falsi ideologici, minacce aggravate e abuso di potere nei confronti di un detenuto tunisino in isolamento per reati legati allo spaccio di droga che nell'ottobre di due anni fa, doveva essere trasferito di cella.

E' la prima volta in cui pubblici ufficiali sono rinviati a giudizio per il reato di tortura, introdotto nella legislazione italiana nel 2017. La decisione del gup senese riguarda una prima tranche dell'inchiesta della Procura della repubblica di Siena nella quale sono coinvolti altri dieci agenti della polizia penitenziaria del carcere di massima sicurezza di San Gimignano, le cui posizioni sono in corso di esame da parte della Procura.

Secondo l'accusa gli agenti avrebbero provocato nel detenuto "acute sofferenze fisiche" sottoponendolo "a un trattamento inumano e degradante". I cinque agenti che andranno a processo sono un ispettore superiore, due ispettori capo, due assistenti capo coordinatori. La prima udienza del dibattimento, diretto dal presidente del tribunale Luciano Costantini, si terrà il 18 maggio del 2021.

Amarezza per la decisione del Gup è stata espressa da Manfredi Biotti legale di quattro dei cinque agenti rinviati a giudizio e di nove degli altri dieci agenti. "Il giudice non ha deciso niente di ciò che si è chiesto. La decisione sarà quindi del tribunale collegiale. Avevamo fatto presenti - ha sottolineato Biotti- una serie di questioni sulle indagini, sulla situazione, sulla tipologia di reato. Il Gup ha fatto un mero rinvio a giudizio senza decidere niente perchè puo' farlo non essendo obbligato e rimettendo quindi la palla al tribunale".

Una vicenda che nell'autunno di due anni fa fece discutere molto. Non mancarono polemiche e prese di posizione politiche. Lo stesso leader della Lega Matteo Salvini, espresse solidarietà agli agenti e visitò il carcere senese davanti al quale la Lega organizzò una manifestazione di solidarietà nei confronti degli agenti.

Anche la parlamentare senese del Pd Susanna Cenni, prese posizione sull'episodio ampliando il dibattito alla gestione complessiva del carcere sottolineando "i problemi di organico, le difficoltà rispetto alle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria evidenziate da anni, così come la mancanza di una direzione stabile".