Siena, 6 luglio 2018 - Un’odissea umana e giudiziaria durata quasi 15 anni. Protagonista un infermiere delle Scotte che ne ha quasi fatto una malattia. Ma il suo avvocato, Nicola Giuliani, ha sempre creduto nella forza delle ragioni dell’operatore sanitario, arrivando a difenderle fino in Cassazione. E ottenendo ragione.

Tutto inizia nel novembre 2003. L’infermiere senese viene accusato di aver provocato volontariamente lesioni a una paziente ricoverata nel reparto dove lavora. Ci sarebbe stato un diverbio con la donna che non intendeva alzarsi dal letto, l’avrebbe chiusa in bagno prendendola a calci. Causandole appunto «lesioni fisiche lievi e un disturbo postraumatico da stress, la cui guarigione si era verificata oltre i 40 giorni». Un quadro pesante. L’indagine, poi il processo. Al termine del quale era stato assolto dal giudice Gaggelli per insussistenza del fatto. Finita qui? Neppure per sogno. I familiari della paziente, che nel 2004 era deceduta, avevano percorso l’unica strada rimasta facendo appello a Firenze affinché venisse riconosciuta la responsabilità civile dell’infermiere. Così era stato. A sorpresa la sentenza di primo grado del 24 ottobre 2016 (13 anni dopo il fatto oggetto della vicenda giudiziaria) veniva riformata disponendo il pagamento, da parte dell’operatore sanitario, di una provvisionale di 8mila euro più le spese legali. I familiari della donna avrebbero inoltre potuto chiedere il risarcimento per il danno patito.

L’uomo si era pertanto venuto a trovare in una situazione incredibile: era stato assolto nel penale ma risultava responsabile civilmente. Dopo un momento di sconforto, era scattato il ricorso in Cassazione presentato dall’avvocato Giuliani.