Il direttore della Caritas Faralli
Il direttore della Caritas Faralli

Montepulciano (Siena), 30 marzo 2020 - «Troppe famiglie non riescono più a mettere in tavola un pasto", lancia l’allarme Giuliano Faralli, direttore della Caritas della Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza. L’emergenza coronavirus sta creando nuove povertà e le richieste sono crescenti. Anche per questo motivo è stato attivato un protocollo d’intesa con i 13 Comuni della Diocesi – da Chianciano ad Abbadia, da Chiusi a Montepulciano – lanciando un appello affinché "bar, ristoranti, alberghi, anche panifici e pizzerie, aziende del settore alimentare, imprese agricole – aggiunge Faralli –, qualora abbiano disponibilità di prodotti alimentari prossimi alla scadenza o comunque deteriorabili, a causa della chiusura obbligatoria, compiano un gesto di altruismo donandoli alla Caritas". Che si trova a fare i conti con il pressing di richieste e con una diminuzione drastica di volontari. "La maggior parte persone in età avanzata e dunque soggetti a rischio: è opportuno che restino a casa. In due settimane siamo passati da una squadra di 56 persone, fra operatori appunto e volontari, ad una di appena 8. Abbiamo dovuto sospendere il centro di ascolto mantenendo comunque attivo per 16 ore il numero 0578-757717 e la mail caritas@diocesimontepulciano.it", sottolinea Faralli.

Le cifre delle persone aiutate fotografano una situazione delicata e destinata ad accentuarsi. In due settimane, dal 10 al 27 marzo ne sono state assistite 143 e il 9% di esse sono ‘nuovi’ poveri. Ossia donne e uomini totalmente sconosciuti alla rete dei servizi Caritas che pure accompagna 500 persone ogni anno. "In pratica – aggiunge il direttore – una persona su 10 che seguiamo adesso attraverso il refettorio che è stato trasformato in centro di distribuzione non la conoscevamo. Ecco il primo impatto sui più poveri dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo". Si tratta di senza dimora o persone che avevano un’abitazione precaria, ci sono poi giostrai, almeno 25. Fra coloro che si sono rivolti alla Caritas ci sono anche venditori ambulanti. "Per ora ci hanno cercato soprattutto stranieri ma è plausibile che il disagio si diffonda. Sono seriamente preoccupato, si presentano sempre più famiglie e persone con lavoro precario e sovente a chiamata. Non avendo ferie di cui usufruire sono senza stipendio e di conseguenza la famiglia è senza nulla. Con le sole risorse della Caritas a breve non potremo più dare una risposta concreta", prefigura Faralli. Di qui la richiesta di aiuto ai 13 Comuni della Diocesi e anche ad altri enti e associazioni, sia laiche che cattoliche. "Come Diocesi – conclude – pensiamo di istituire un fondo anti-crisi per sostenere le persone in questo periodo". Insomma, serve una rete di protezione sociale ed economica in Valdichiana. Subito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA