Tocca alla Banca Centrale Europea interrompere il balletto di piani fantasiosi, trattative mai partite, amministratori superflui e riorganizzazioni aziendali. La Bce ha scritto una lettera al Monte dei Paschi, chiedendo chiedendo chiarimenti sulla tempistica dell’aumento da 2,5 miliardi di euro che la banca si è impegnata a sostenere nel caso in cui non riuscisse a trovare un partner con cui fondersi. Nessun commento ufficiale sul...

Tocca alla Banca Centrale Europea interrompere il balletto di piani fantasiosi, trattative mai partite, amministratori superflui e riorganizzazioni aziendali. La Bce ha scritto una lettera al Monte dei Paschi, chiedendo chiedendo chiarimenti sulla tempistica dell’aumento da 2,5 miliardi di euro che la banca si è impegnata a sostenere nel caso in cui non riuscisse a trovare un partner con cui fondersi. Nessun commento ufficiale sul contenuto, ma è evidente che si tratta di una prima mossa ufficiale, in attesa degli esiti degli stress test e dei progetti del Tesoro in veste di azionista di maggioranza con il 64%, per sondare le intenzioni del management della banca. Come annunciato nella relazione del bilancio del primo trimestre, Banca Mps aveva rinviato l’aumento di capitale alla quarto trimestre 2021 o ai primi sei mesi del 2022. Subordinandolo anche all’approvazione della Dg Comp sul piano ’stand alone’, che si poggia su una ricapitalizzazione a carico del Ministero dell’Economia e Finanze. Alquanto problematica, visti i veti sugli aiuti di Stato.

Mentre Francoforte cerca di spazzare via un po’ di cortine fumogene sul futuro del Monte dei Paschi, oggi in consiglio d’amministrazione, oltre alla lettera della Bce, si dovrebbe parlare anche della riorganizzazione della direzione generale del Monte dei Paschi. Presentata ai sindacati il 29 marzo, annunciata agli interessati con lettere arrivate nei giorni scorsi, ma mai approvata in consiglio. Del piano di snellimento della direzione generale, con il recupero di 84 figure dirigenziali da reimmettere nella rete, si è già scritto. Così come del rifiuto dei sindacati di confrontarsi con la banca. Ma trascorsi i termini previsti dalla trattativa, il nuovo modello, che prevede un accorciamento delle filiere e molti demansionamenti dei dirigenti, dovrebbe entrare a regime dal 21 giugno. A meno di stop dal consiglio, che finora ha brillato soprattutto per i silenzi. L’ultima indiscrezione rivela una riunione al Mef, con il ministro Franco e il direttore generale Rivera, che avrebbero intenzione di cambiare il management del Monte dei Paschi, scegliendo amministratori che si mettano meno di traverso alle ipotesi di fusione.