Valter Giovannini, direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria senese fino alla mezzanotte di domenica
Valter Giovannini, direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria senese fino alla mezzanotte di domenica
di Pino Di Blasio Valter Giovannini non nasconde un groppo alla gola mentre sta svuotando i cassetti del suo ufficio al Policlinico. "Non ho ricevuto nessuna telefonata dalla Regione - ammette - ma mi hanno chiamato in tanti per esprimermi affetto e gratitudine. Il mio contratto scadrà domani a mezzanotte, io fino a quell’ora sarò direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria senese. Da lunedì sarò a disposizione". Finisce così, senza fanfare, saluti ufficiali o altri momenti non consentiti in periodi di lockdown un incarico di 3 anni e due mesi alla guida del Policlinico. "Non so chi prenderà il mio posto - spiega Giovannini - io ho indicato, nelle mie funzioni di direzione generale, il direttore sanitario Roberto Gusinu come guida dell’ospedale in quest’interregno. Ma vale fino a mezzanotte di domani, l’azienda potrà anche decidere di affidare l’incarico al direttore amministrativo Maria Silvia Mancini". Tre...

di Pino Di Blasio

Valter Giovannini non nasconde un groppo alla gola mentre sta svuotando i cassetti del suo ufficio al Policlinico. "Non ho ricevuto nessuna telefonata dalla Regione - ammette - ma mi hanno chiamato in tanti per esprimermi affetto e gratitudine. Il mio contratto scadrà domani a mezzanotte, io fino a quell’ora sarò direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria senese. Da lunedì sarò a disposizione". Finisce così, senza fanfare, saluti ufficiali o altri momenti non consentiti in periodi di lockdown un incarico di 3 anni e due mesi alla guida del Policlinico. "Non so chi prenderà il mio posto - spiega Giovannini - io ho indicato, nelle mie funzioni di direzione generale, il direttore sanitario Roberto Gusinu come guida dell’ospedale in quest’interregno. Ma vale fino a mezzanotte di domani, l’azienda potrà anche decidere di affidare l’incarico al direttore amministrativo Maria Silvia Mancini".

Tre anni e due mesi sono tanti. Lei è arrivato in una fase complicata per il Policlinico..

"Per la sanità sono pochi, se vuoi completare gli interventi e incidere davvero. Quando sono arrivato a Siena, l’azienda era in cerca di nuovi equilibri nei conti, doveva ritrovare molte vocazioni, valorizzare le eccellenze, riaccendere il suo orgoglio di uno degli ospedali più importanti della Toscana. Trentotto mesi dopo, penso che questi risultati siano stati raggiunti".

Ogni anno ha avuto il suo tratto distintivo: il 2018 la presa di coscienza, il 2019 i bilanci positivi, il 2020 le emergenze. E’ un riassunto corretto?

"La prima urgenza da risolvere era legata ai tempi di attesa. Tre anni fa erano un problema pressante per il Policlinico Le Scotte. Se le mostrassi i report di ottobre, i dati regionali non quelli interni, vedrebbe che in tutte le specialitiche siamo i migliori in Toscana. Tutti i numeri sono in verde, le percentuali sono vicine al 100 per cento".

Parliamo del 2020. Non è contento di aver inventato un modello toscano per mettere in sicurezza gli ospedali dall’assalto del virus?

"Dal pre-triage alla Covid Unit, dai filtri all’ingresso del Policlinico, creando percorsi ad hoc per i pazienti Covid, al team multidisciplinare che ha preso in cura i casi più gravi, Siena ha fatto da scuola per tutti gli altri. Siamo riusciti a mettere al riparo il Policlinico nella prima ondata, abbiamo imposto le mascherine per tutti, quando erano in tanti a negare che fossero efficaci. Con qualche difficoltà in più lo stiamo facendo anche nella seconda fase. Ma il tasso di mortalità è la metà rispetto alla prima fase".

Una risposta alle critiche del sindaco di Arezzo, Ghinelli?

"Alle Scotte da settembre abbiamo curato 200 pazienti malati di Covid, molti in terapia intensiva. Sono pazienti anche di Arezzo, di Perugia, della Valdelsa, di Prato. Dire che Siena non ha fatto la sua parte in questa emergenza è offensivo, soprattutto verso i malati".

Ha dovuto affrontare anche il caso Zanardi.

"E’ stato il banco di prova nazionale che ha dimostrato quanto il Policlinico avesse ritrovato la sua capacità di cure complesse. Tra i tanti momenti che restano nella mia mente c’è quella frase del professor Olivieri alla famiglia di Zanardi: ’Vedo una possibilità di cura, possiamo intervenire’. L’esempio di Zanardi resta la lezione più bella di attaccamento alla vita. Come il campione abbia superato gli ostacoli deve far da monito a tutti".

Parliamo di soldi; lei è riuscito ad attirare centinaia di milioni per il Policlinico.

"Li abbiamo meritati. Nel 2019 siamo riusciti a incrementare le attività per 10 milioni di euro, chiudendo i bilanci in attivo per 6 milioni. Il piano di investimenti da 250 milioni di euro è il riconoscimento dell’importanza delle Scotte: il Policlinico ha bisogno di manutenzioni anche profonde, di nuove sale operatorie, di tecnologie innovative. I senesi che tornano nel loro ospedale dopo qualche tempo lo trovano cambiato, diverso negli spazi e perfino nei colori. E quando vedranno il nuovo polo endologico, l’ultimo intervento che dovrà essere inaugurato, saranno piacevolmente sorpresi".

Qual è la cosa più bella che ha fatto in questi tre anni?

"Aver restituito il Policlinico a Siena, essere riuscito a recuperare la fiducia, l’affetto e il senso di appartenenza della città nei confronti dell’ospedale. Il sindaco De Mossi, il prefetto lo hanno ripetuto tante volte. Ricordo un incontro notturno a Scacciapensieri, mentre tornavo a casa: un signore che portava a spasso il cane mi dice ’Grazie per tutto quello che sta facendo’. E’ stato uno dei riconoscimenti più belli".

Qualcosa che non ha fatto?

"Non ho avuto il tempo di valorizzare aree e specialità che avrebbero meritato più attenzione. Mi dispiace per questo".