Fiorentini: "Accolti anche in provincia israeliani rimasti bloccati in Italia"

E’ accaduto nei giorni scorsi. Il presidente nazionale dell’Ugei conferma la vigilanza aumentata anche in città

di Laura Valdesi

SIENA

E’ un giovane studente di medicina senese, David Fiorentini, il presidente dell’Unione giovani ebrei di Italia (Ugei), che è rappresenta oltre 4mila ebrei appunto fra i 18 e i 35 anni sul territorio nazionale. Sono stati per lui giorni molto intensi quelli dopo il blitz di Hamas con richieste di aiuto, appelli sui social. Ma anche impegno concreto, quanto silenzioso, per sostenere chi si è trovato in difficoltà.

Fiorentini, una manifestazione a Firenze pro Israele in piazza: ci sarà?

"In realtà studio Medicina a Milano per cui non potrò andare ma sono stato a tutte le iniziative in Lombardia. So comunque che la comunità ebraica senese andrà in grande numero. Un importante segno di vicinanza alle molte famiglie che in Israele restano in casa e vivono ore di angoscia".

Ha lanciato un appello su Instagram per sostenere anche concretamente le persone in Israele.

"Si tratta di raccolte fondi comunque internazionali, in primis la ’Stella di David Rossa’, il servizio di emergenza israeliano che si occupa di fare anche raccolta delle donazioni di sangue e supportare gli ospedali sotto pressione. All’estero fa più raccolta fondi per acquistare altri materiali di prima necessità e supportare lo sforzo del fronte interno".

Non ci sono senesi in Israele in questo momento che lei sappia?

"No, solo dei toscani. Si verifica uno sliding doors nel senso che magari chi era per turismo là sta rientrando mentre italo-israeliani sono stati richiamati per andare a fare il militare in Israele".

Anche nella nostra provincia nei giorni scorsi sono stati accolti israeliani che non potevano rientrare nel loro Paese.

"Alcune famiglie ebree toscane hanno aperto le loro case per ospitarli, è accaduto anche nel Senese. Qualche giorno per consentire loro di trovare un volo per il rientro. Su Siena immagino siano state al massimo una quindicina di persone accolte".

Si è mobilitato personalmente per altre iniziative?

"Siccome c’erano italo-israelieni che dovevano rientrare nel Paese perché richiamati alle loro unità, hanno contattato l’Ugei e quindi me. Poi d’accordo con l’ambasciata e con il World Jewish Congress sono stati organizzati voli di emergenza per loro. Lo sforzo dei primi giorni è stato questo. Adesso il mio focus principale è stare in contatto con l’Università visto che, non a Siena, ma ci sono state manifestazioni pro Hamas a Roma. Numerosi giovani della capitale mi hanno scritto dicendo che non vanno in ateneo perché sono impauriti".

Anche a Siena è stato stretto il cordone di sicurezza intorno agli obiettivi sensibili, a partire dalla sinagoga.

"Su siena la comunità ebraica è piccola e molto discreta, ci sentiamo sicuri. Prefettura e questura, come in tutta Italia, hanno incrementato le misure di vigilanza. Colgo l’occasione per ringraziate le forze dell’ordine che sono state super disponibili e fanno un lavoro incredibile per garantire la sicurezza e il diritto a vivere la nostra libertà di culto. A vivere ebraicamente in Italia".