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«I falegnami rischiano l’estinzione. I giovani non scelgono il mestiere»

Borgogni, titolare di un’antica ditta, pronto ad andare nelle scuole

di LAURA VALDESI
Ultimo aggiornamento il 9 settembre 2018 alle 08:02
Borgogni (al centro) si è occupato anche delle modifiche di due palchi del Magistrato

Siena, 9 settembre 2018 - «IL MIO SOGNO? Formare i giovani in un settore che invece è carente sotto tale aspetto. E rischia così di perdere potenziali risorse professionali. Vorrei andare nelle scuole a parlare di un lavoro artigianale, quello del falegname, che rappresenta un valore aggiunto per il nostro territorio. Fatto di passione e di tradizione che si tramandano da decenni ma rischiano di andare perse per mancanza di addetti. Invece per tanti giovani potrebbe rappresentare un futuro occupazionale. Disponibile anche ad accoglierli in azienda, magari 2 o 3 volte al mese. Sono certo che vedendo cosa viene fatto e quanto amore c’è dietro a tutto questo si appassionerebbero». Roberto Borgogni, 41 anni, sposato con due figli, discende da una storica famiglia di falegnami. L’omonima ditta era stata realizzata dal nonno Duilio nel 1933, quando aveva solo 16 anni, vicino alla sua casa, a Monteriggioni. Fu anche bombardata durante la Seconda guerra mondiale: Roberto conserva sempre il morsetto che si salvò dalla distruzione.

«PER INDIVIDUARE una persona qualificata da inserire in azienda ci vuole tempo, l’ho sperimentato personalmente. Ma trovare i ragazzi che desiderano svolgere questo mestiere è ancora più difficile. Ho respirato il legno fin da piccolo, avevo 7 anni quando ho iniziato a comprendere la magia della falegnameria. Ho trascorso una vita sotto questo tetto. Constatare che i ragazzi non pensano a questa carriera per il loro futuro rappresenta per me un grande rammarico. Ecco il motivo per cui vorrei trovare il modo di trasmettere loro il mio entusiasmo», aggiunge. Che l’ha indotto, nei tempi della crisi, quando tutti avevano paura, ad investire anche in nuove tecnologie con l’acquisto di macchinari che hanno aperto le porte a nuove tendenze di mercato, realizzando al contempo uno spazio espositivo di 400 metri quadrati. Ma nel capannone c’è sempre anche il caro, vecchio torchio. «Spero davvero che qualcuno mi consenta di realizzare il sogno di andare nelle scuole e di accogliere i ragazzi in azienda – conclude Borgogni –, dando un piccolo contributo affinché fra i banchi dei nostri istituti cittadini si trovi nuova linfa per questo mestiere che è tra i più antichi al mondo».

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