Cinghiali (Foto Cusa)
Cinghiali (Foto Cusa)

Siena 6 novembre 2015 - Il vino va alla guerra contro i cinghiali. Succede nel Chianti Classico, dove quattro produttori big della pregiata Docg (Barone Ricasoli, Castello di Meleto, Badia a Coltibuono e Rocca di Castagnoli, tutte nel comune di Gaiole in Chianti) alzano la voce sulla gestione della caccia nella provincia di Siena e il proliferare degli ungulati.

Dopo una vendemmia fortemente condizionata dalle razzie in vigna, i produttori descrivono una situazione sempre più grave con oltre 1500 quintali di uva danneggiata, pari a circa 130 mila bottiglie di vino ‘bevute’ dagli animali selvatici. «Così è insostenibile – spiega Francesco Ricasoli (nella foto), padrone di casa della conferenza stampa organizzata a Brolio – per i danni economici, i rischi per la sicurezza dell’uomo e le ripercussioni sanitarie. Per colpa di un’inefficace applicazione delle normative esistenti le nostre aziende stanno pagando conseguenze troppo pesanti. La fauna non ha nemici ma, anzi, molti amici soprattutto tra la nostra specie.

La politica deve agire anche per tutelare il paesaggio che ci circonda, viste le reti di recinzione che siamo costretti ad installare per difenderci, con costi molto alti». Gli strumenti attualmente in mano alle aziende sono scarsi. In uno scenario normativo che sconta il riassetto delle competenze dopo l’abolizione delle province, la Regione Toscana si è mossa per contenere il proliferare di cinghiali e caprioli, attraverso una legge obiettivo che, dopo il passaggio in Giunta dei giorni scorsi, inizierà a breve il suo iter legislativo in Consiglio regionale per diventare, si spera, operativa dal 2016.

Nel frattempo, le aziende hanno perso tanta uva, nella maggior parte dei casi perfino tra la migliore, vista la capacità di selezione che gli animali hanno. «Come Consorzio Chianti Classico appoggiamo le aziende – spiega il direttore Giuseppe Liberatore – perché la situazione è completamente fuori controllo. E’ tempo di agire: ben venga la legge obiettivo che è sicuramente un importante primo passo in questa direzione. Dalla lettura della bozza emergono aspetti da migliorare e altri che condividiamo, come il ripristino dell’articolo 37 della legge regionale che consente l’abbattimento degli animali da parte dei proprietari della tenuta agricola. Anche la rotazione delle squadre dei cacciatori può essere una strada per cambiare le cose. Sicuramente intendiamo dire la nostra in questo percorso”. Il dito è puntato soprattutto contro il popolo dei cacciatori che, secondo i vignaioli chiantigiani, foraggiano costantemente gli ungulati per il loro tornaconto. «Il venerdì sera ci staccano perfino le recinzioni elettriche a protezione delle vigne. Per questo serve un abbattimento straordinario, fino al 70%, per ripristinare un equilibrio perduto – chiedono i produttori -. Siamo nel Far West ma in realtà le regole ci sarebbero e basterebbe applicarle».