Pacenti con il figlio e con la moglie ed il vino premiato
Pacenti con il figlio e con la moglie ed il vino premiato

Montalcino (Siena), 4 novembre 2019 - E’ il Brunello dell’azienda “Siro Pacenti” di Giancarlo Pacenti il miglior vino del mondo secondo il giudizio di James Suckling, riconosciuto come uno dei critici enologici più autorevoli. Parla Giancarlo Pacenti, di ritorno da un tour de force in Oriente che lo ha portato a Seul, Hong Kong e Pechino. «Non avevamo idea di essere collocati al primo posto di questa graduatoria – ci dice Pacenti – sapevamo che il nostro punteggio era di cento centesimi come quello di altre aziende. Quando abbiamo capito di essere noi al primo posto, la soddisfazione è stata davvero grande».
 

Produrre vino, è una tradizione di famiglia?
«Mio padre è stato uno dei fondatori del Consorzio del Brunello, all’epoca i fratelli Pacenti erano insieme. Poi si sono divisi e nel 1970 è partita l’avventura. Io mi occupo dell’azienda dal 1988”.

Chi e cosa c’è dietro a questo?

«Dietro al mio lavoro c’è prima di tutto la famiglia, i miei genitori, mia moglie e mio figlio che continua a studiare ma si occupa sempre di più dell’azienda. Senza loro e senza il team di collaboratori tutto ciò non sarebbe possibile».
 

C’è qualche curiosità da raccontare sulla produzione di questo Brunello 2015?
«Non saprei dire, forse la curiosità sta nel fatto che tutto è andato per il verso giusto. Abbiamo introdotto un nuovo elemento in cantina, la selezionatrice ottica dei grappoli e quando tutto gira, il risultato arriva».
 

A molti personaggi famosi piace il Brunello. Hai mai venduto a qualcuno?
«Credo proprio di sì, recentemente a New York mi hanno detto che il mio vino l’aveva bevuto un personaggio famosissimo. In Italia posso dire che ho dato il mio vino ad uno dei fratelli Barilla».
 

Quali saranno le future sfide della “Siro Pacenti”?
«La sfida più grande sarà quella di mantenere questo livello e di riuscire a migliorare l’azienda. Noi siamo una famiglia di Montalcino, nel nostro territorio negli ultimi trenta anni è cambiata molto la tipologia dei proprietari delle aziende, vogliamo cercare di portare avanti le tradizioni mantenendo l’attaccamento alle nostre origini».
 

Andrea Falciani
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