Balocchi, la lezione della politica. La presidenza del Monte sfumata

Una foto una storia Docente universitario, deputato nel 1992, studioso e contradaiolo della Torre

Balocchi, la lezione della politica. La presidenza del Monte sfumata

Balocchi, la lezione della politica. La presidenza del Monte sfumata

La diffusa rassegnazione verso il fare politica di oggi, si scontra con certe figure del recente passato: se oggi si guardasse con più attenzione a cosa significava l’equilibrio del potere per personaggi come Enzo Balocchi, si potrebbe sperare in una insperata rinascita. Come non prendere ad esempio la sua assoluta coerenza, la testimonianza delle idee che traduceva in azioni, fin dai giorni nel giovanile impegno della Gioventù Cattolica, per un cattolicesimo per niente chiuso e ostile al resto del mondo, che ascoltava La Pira e Don Paoli, con nello sfondo le alte figure filosofeggianti di Mounier e tutti quei cristiani che volevano vivere religione e politica, come uomini del loro tempo.

Eccolo ritratto da Augusto Mattioli con accanto Massimo Fabio, già candidato a sindaco e padre dell’attuale primo cittadino. Il suo equilibrio, sul finire degli anni ’70, gli offriva tutte le carte in regola per essere eletto alla presidenza del Monte dei Paschi. La politica però spesso segue ragioni che non si conciliano con la competenza, lui anima di una Democrazia Cristiana che guardava al mondo attraverso la lente di ingrandimento senese. Perché Balocchi, poi deputato nel 1992, non aveva mai dimenticato da dove veniva e soprattutto dove amava passeggiare a testa alta, forte di una appartenenza gli aveva già permesso presidenze di Enti di prestigio e fare il deputato era solo uno spostare idee e obiettivi. Nulla di più.

E poi la Contrada, la Torre, e quel percorso solo all’apparenza austero ma che invece sapeva tenere legami e amicizie con altre figure del tempo, non certo sempre legate allo stesso ordine di idee. E poi il Balocchi studioso, quei saggi che sapevano attraversare il tempo con lucida analisi storica, quelle "Meditazioni, lettere e scritti politici" dai giorni del fascismo alla rinascita degli anni cinquanta. Sicuramente, fra i suoi crucci, c’era l’isolamento della città, nonostante una oggettiva ricchezza economica, e quella collaborazione auspicata, non certa ottenuta, affinché si mettesse da parte ogni ideologia per trasformare la città in una risorsa inesauribile.

Promotore di leggi, come la deducibilità delle spese scolastiche e sull’oligopolio nell’editoria, per non parlare di quella sulla Riforma dell’Amministrazione scolastica, Enzo Balocchi ci lasciava nel febbraio del 2007: in eredità il grande insegnamento che la politica non è una delle professioni percorribili senza una adeguata formazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Massimo Biliorsi