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Palio di Asti, sorpresa Arri: "Dicevano che non ero un fantino"

Il giovane scoperto da Bastiano ha messo dietro tutti i big vincendo 

di LAURA VALDESI
Ultimo aggiornamento il 3 settembre 2018 alle 07:13
Arri con la fidanzata Giulia e la cavalla vittoriosa

Siena, 3 settembre 2018 - «Non ci credo. Ho vinto ma devo ancora metabolizzare quello che è successo. Il sogno di una vita. Contentissimo». Proseguirebbe all’infinito con gli aggettivi Federico Arri, il giovane fantino che a sorpresa, battendo i big di Piazza, ha scritto il suo nome nell’albo d’oro di Asti. Tutti attendevano i vincitori di Provenzano e dell’Assunta, Mari e Zedde, magari Atzeni. Invece Arri, che ha lasciato Siena giusto tre settimane fa, dopo 23 anni ha riportato il successo in Moncalvo con Calliope da Clodia. Dire che ha fatto a tutti una sorpresa è poco. «Non nego che questo successo sa di rivalsa», ammette. «Nei confronti di chi? Di quanti mi hanno detto che non potevo fare il fantino. C’è chi ha pronunciato queste parole, chi invece l’ha solo pensato. Sicuramente ho fatto anche io degli errori, magari dopo gli infortuni», riavvolge il nastro.

Per un attimo ci avevi creduto anche tu di non essere un fantino?

«Quello no, mai. Mi ero solo stancato di combattere con le persone sotto tutti i punti di vista».

Nel palio hai messo dietro, nell’ordine, Dino Pes, Andrea Mari e Giovanni Atzeni. Però...

«Davvero. Alla fine però Dino veniva fortissimo, avevo paura che mi superasse invece sono riuscito a portarlo alto ed è andata bene».

A chi dedichi questo successo?

«Alla mia fidanzata Giulia che in questi anni ha fatto tanti sacrifici per me, ovviamente a Moncalvo. E poi al mio amico Andrea».

Chi è?

«Lui non c’è più. Un amico di famiglia che è mancato. Sono andato a trovarlo prima di salire sul van per portare il cavallo per il palio, oggi (ieri, ndr). Una spinta me l’ha data anche lui. Una cosa bella è stato poi vedere gente di altri rioni complimentarsi con me. Soprattutto con l’avvento dei mezzosangue molti si sono sentiti tagliati fuori dai giochi per cui il successo di un astigiano è stato accolto bene».

Una dedica senese?

«A chi mi è stato vicino, a Silvano (Bastiano, ndr) che mi ha fatto muovere i primi passi in questa professione quando ero poco più che un bambino. E alle Contrade che hanno creduto in me, compreso il Puntone di Bientina».

Abbandonata Siena per sempre? Tornerai a correre qui?

«Se qualcuno mi chiama! Altrimenti verrà a vedere il Palio»

 

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