MILANO "Non siamo stati noi a creare il marcio nel Montepaschi. Noi quel marcio l’abbiamo tirato fuori, scoprendo il ’mandate agreement’ segreto che regolava i rapporti tra Mps e Nomura. Non abbiamo avuto alcuna esitazione nel denunciare i fatti, seppur preoccupati per le sorti di una banca sull’orlo dell’abisso. Il criterio della trasparenza è stato la stella polare del nostro comportamento nei confronti delle autorità preposte, degli azionisti, del mercato. Siamo stati noi a far emergere l’entità del buco di Alexandria e Santorini (730 milioni), ancora noi a fare il restatement dei bilanci degli esercizi...

MILANO

"Non siamo stati noi a creare il marcio nel Montepaschi. Noi quel marcio l’abbiamo tirato fuori, scoprendo il ’mandate agreement’ segreto che regolava i rapporti tra Mps e Nomura. Non abbiamo avuto alcuna esitazione nel denunciare i fatti, seppur preoccupati per le sorti di una banca sull’orlo dell’abisso. Il criterio della trasparenza è stato la stella polare del nostro comportamento nei confronti delle autorità preposte, degli azionisti, del mercato. Siamo stati noi a far emergere l’entità del buco di Alexandria e Santorini (730 milioni), ancora noi a fare il restatement dei bilanci degli esercizi precedenti". E’ la parte centrale del comunicato, firmato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, a commento delle motivazioni della sentenza di primo grado del Tribunale di Milano, che ha condannato a ottobre gli ex vertici di Banca Mps a 6 anni di reclusione e 2,5 milioni di euro di multa.

"È ravvisabile un’intenzione d’inganno, giacché tale era il fine che animava il nuovo management Mps, ossia rassicurare il mercato in vista dell’incetta di denari che si sarebbe da lì a poco perpetrata con gli aumenti di capitale" si legge nelle motivazioni della sentenza. Per i giudici "sussiste" pure un "ingiusto profitto, principalmente in favore della banca stessa, parsa navigare in migliori acque grazie al falso, che ne ha accresciuto la percezione di affidabilità".

Il falso sarebbe la contabilizzazione dei derivati Alexandria e Santorini a ’saldi aperti’: "La persistente rappresentazione a saldi aperti, proprio nell’anno 2012 ha permesso alla Banca di neutralizzare perdite per oltre un miliardo di euro. L’erroneità della contabilizzazione a saldi aperti, desumibile dal granitico compendio probatorio raccolto", aveva il fine non solo di creare un "ingiusto profitto" a favore di Rocca Salimbeni, ma anche di realizzare "l’aspirazione dei nuovi apicali a vedere accresciuto (illegittimamente) il proprio personale prestigio, quali fautori della rinascita della Banca".

Nelle 200 pagine delle motivazioni, i giudici hanno puntato l’indice anche contro le autorità di vigilanza. "Non entriamo nel merito delle motivazioni della sentenza, che sono oggetto di approfondimenti da parte dei nostri legali, in vista del ricorso in Corte d’Appello, nel quale chiederemo la revisione radicale della sentenza" scrivono Profumo e Viola nel comunicato. "Nel 2012, su invito della Banca d’Italia, abbiamo assunto l’incarico di presidente e di amministratore delegato di Mps. Il quadro macroeconomico era difficilissimo, per la crisi del rischio Italia, e la situazione della banca disperata. E’ stata una scelta fatta per spirito di servizio e non per convenienza personale. In particolare, Profumo ha rinunciato al compenso per il suo incarico di presidente. In questo contesto abbiamo garantito la sopravvivenza di Montepaschi". "E’ appena il caso di ricordare - aggiungono - che una pena tanto severa mette di fatto sullo stesso piano noi, ovvero chi ha adottato un criterio contabile oggi in discussione ma non allora, e coloro che hanno distrutto quello che era il terzo gruppo bancario italiano, condannati a poco più di 7 anni".