Sarzana, 8 maggio 2018 - UN CIMELIO a tutti gli effetti, prezioso per più di un motivo: perché opera di uno dei più famosi cartografi moderni, cioè quel Matteo Vinzoni padre della cartografia moderna oltre che autore di pregiate mappe geografiche e topografiche per la Repubblica genovese; ma anche perché del volume si erano perse le tracce dopo essere stato conservato nella seconda metà dell’Ottocento dal colto nobile sarzanese Alessandro Magni Griffi, la cui biblioteca si disperse negli anni successivi. Quella preziosa raccolta di documenti cartografici, composta a mano nel 1770 (‘La Diocesi di Luni Sarzana’ è scritto sul frontespizio) è riapparsa di recente in una collezione privata parmense e grazie alla disponibilità del misterioso proprietario ha potuto essere analizzata e confrontata con la ricca cartografia vinzoniana da un gruppo di studiosi della Sezione lunense dell’Istituto internazionale studi liguri: Eliana M. Vecchi, Roberto Ghelfi e Paolo Lapi. Si è insomma ritrovata la prima pianta di Luni, o comunque un’importante testimonianza del territorio diocesano settecentesco - che aveva in Sarzana il suo fulcro - e del successivo, illuminato collezionismo di documenti per la storia della città, non sempre facile da ricostruire.

‘Gli studi’ sono stati nello stesso tempo raccolti in un volume della più antica rivista storica lunigianese, ormai ultracentenaria, il ‘Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lunense’, diretto da Eliana M. Vecchi, che dovrebbe essere presentato a Sarzana in sala consiliare il 12 maggio. Come sottolinea la studiosa, la storia del manoscritto è tutta da raccontare. Il Vinzoni, ormai ottantenne, realizzò il volume, arricchendolo di disegni e piante acquarellate sulla Diocesi di Luni Sarzana e lo donò al vescovo Giulio Cesare Lomellini insieme con una carta topografica monumentale. Era una sintesi storica e geografica del territorio, diviso politicamente fra più dominazioni, delle sue strutture ecclesiastiche, dell’eredità di Luni. Vinzoni aveva infatti partecipato, quasi venti anni prima, ad un importante ritrovamento archeologico, che aveva portato alla luce una lastra marmorea con quello che venne considerato lo stemma di Luni, divenuto quasi subito quello di Sarzana: la falce di luna sormontata da una stella. Insieme erano stati rinvenuti una testa femminile ed i frammenti di un’epigrafe dedicata a Plautilla, infelice sposa di Caracalla, che la esiliò e condannò a morte. Pur se i reperti scomparvero ben presto, durante la Repubblica Ligure, i disegni di Vinzoni, ormai unica testimonianza, alimentano ancor oggi studi e riflessioni. Gli valsero, fra l’altro, l’ascrizione alla nobiltà sarzanese.

«Non si è mai saputo – dice Eliana M. Vecchi – la ragione di quel regalo alla Chiesa, e che si trovasse nella biblioteca nella biblioteca Magni Griffi lo si è scoperto alla fine dell’800». Meno avventurosa, invece, la sorte della carta monumentale, rimasta di proprietà del Seminario vescovile e sottoposta ad un laborioso restauro condotto da Stella Sanguinetti. «Anche il volume del Vinzoni è comunque rimasto in ottime condizioni - assicura Vecchi - ed è approdato poi legittimamente all’attuale proprietario attraverso passaggi che io conosco nel dettaglio, ma che mi è stato chiesto di non divulgare». Già, ma chi è questo misterioso proprietario? Dalla studiosa nessuna notizia, essendo vincolata, dice, ad un assoluto riserbo. Circolano solo indiscrezioni che riferiscono di un colto professionista di Parma che, dopo aver acquistato il volume, lo ha messo a disposizione degli studiosi consentendo loro interessantissimi approfondimenti e raffronti con la più conosciuta produzione del Vinzoni.