La contestata costruzione del palazzo di piazza Martiri
La contestata costruzione del palazzo di piazza Martiri

Sarzana, 14 agosto 2019 - Ormai non possono che aspettare, con ansia, la sentenza del Tar i dodici residenti di piazza Martiri che avevano presentato ricorso al Tribunale amministrativo ligure contro la ‘variante’ autorizzata dall’ex giunta-Cavarra che portava a 5 piani il nuovo palazzo accanto allo storico Laurina.

La costruzione infatti è ormai arrivata al tetto e la decisione dei giudici è l’ultima chance di modificare il contestato intervento edilizio nel cuore della città dopo il falliti tentativi di trovare un’intesa con l’impresa costruttrice. Un ricorso, avevano spiegato, per preservare la bellezza di Sarzana «contro quello che la maggioranza della cittadinanza e l’attuale amministrazione hanno definito e ritengono un vero e proprio scempio urbanistico».

I ricorrenti contestano anche l’attuale amministrazione comunale «per non aver condotto nel migliore dei modi il tentativo di accordo». In un documento ripercorrono tutte le varie fasi della vicenda partendo dal consiglio comunale del 28 febbraio scorso. «Il sindaco Ponzanelli – affermano i residenti – aveva assicurato alla città che avrebbe fatto tutto il possibile per limitare i danni del progetto approvato dalla giunta precedente.

Quindi su impulso dello stesso sindaco e del presidente del consiglio comunale Carlo Rampi, è stato avviato un tentativo di soluzione della vertenza in via transativa, al quale non ci siamo sottratti, al fine di ottenere - in cambio della rinuncia al ricorso - il miglioramento della fruibilità pubblica della piazza e dell’aspetto estetico del palazzo in costruzione».

«In particolare – scrivono – ci preme far sapere che, da parte nostra, abbiamo chiesto all’impresa e al Comune utilità a beneficio della cittadinanza tutta: la costruzione di un parcheggio pubblico nel sottosuolo di piazza Martiri, rinuncia da parte dell’impresa all’ultimo piano dell’edificio in costruzione, rifacimento a verde della stessa piazza Martiri. L’impresa ha invece inteso conseguire dal Comune il cambio di destinazione d’uso da ricettivo a residenziale, di una parte dei volumi di sua proprietà».

E i ricorrenti sottolineano come, a loro avviso, «l’attuale amministrazione comunale non abbia condotto nel migliore dei modi il tentativo di accordo». Secondo loro «avrebbe potuto verificare, sin dai primi contatti, la non fattibilità giuridica della concessione del cambio di destinazione d’uso all’impresa, che ha da subito presentato tale richiesta, senza attendere svariati mesi». «Avrebbe potuto anche far meglio risaltare presso la Regione le motivazioni anche di interesse pubblico sottese alle variazioni progettuali anziché limitarsi, come da ultimo, a invitare l’impresa a rinunciare ‘incondizionatamente’ ad un piano dell’edificio. – continuano. A questo punto, chiusa la lunga e faticosa parentesi stragiudiziale, non ci resta che tornare ad attendere con fiducia il pronunciamento del Tar sul nostro ricorso».