Un'immagine sorridente di Riccardo Cafagno, fondatore degli Arcieri Sarzana
Un'immagine sorridente di Riccardo Cafagno, fondatore degli Arcieri Sarzana

Sarzana (La Spezia), 29 ottobre 2018 - Non è riuscito a vincere la sua ultima battaglia Riccardo Cafagno. La malattia ha avuto il sopravvento, nonostante abbia lottato fino all’ultimo con grande coraggio e dignità. Si è spento all’età di 65 anni. Lascia la moglie Patrizia Capacciolo e il figlio Francesco, 36 anni, pilota di caccia dell’Aeronautica militare. I funerali si svolgeranno domani alle 15, nella chiesa di San Francesco a Sarzana. La salma è stata composta all’obitorio dell’ospedale di Sarzana, dove era stato ricoverato alcuni giorni fa.

Un personaggio storico per Sarzana, Riccardo Cafagno, cancelliere del tribunale nella sezione distaccata di Sarzana, dove ha accolto giudici e avvocati e dove si è fatto stimare per la grande disponibilità e professionalità. Sorridente, cortese, competente è stato sempre a disposizione anche del pubblico, un punto di riferimento in modo particolare per i giovani avvocati che iniziativano l’attività forense. Il nome di Cafagno è però legato allo sport, in particolare al tiro con l’arco. E’ stato infatti nel 1975 il fondatore, insieme ad altri amici, degli Arcieri Sarzana, distinguendosi anche come atleta, nonostante una malattia che l’aveva colpito da ragazzo creandogli seri problemi di deambulazione. A quella società ha dedicato tutto se stesso, portandola ai massimi livelli nazionali.

Sul piano personale nella federazione ha avuto incarichi prestigiosi, fino ad arrivare alla nomina di direttore tecnico della nazionale giovanile, ottenendo brillanti risultati. Ha fatto crescere tantissimi giovani, alcuni hanno raggiunto il massimo: la medaglia d’oro olimpica. E’ il caso di Michele Frangilli e di Matteo Bisagni. E’ stato anche consigliere nazionale federale. Non si è però mai dimenticato della sua Sarzana, dove è riuscito a organizzare riuscitissime manifestazioni internazionali, fra le quali la European Junior Cup nel 2009, nella quale hanno gareggiato i giovani più forti d’Europa. Si è anche occupato con la sua solita tenacia dell’attività paraolimpica ed è stato in prima linea nelle manifestazioni di solidarietà, come per la raccolta fondi per le popolazioni terremotate. Amava il calcio e aveva due squadre nel cuore: lo Spezia e la Juventus. Uno sportivo vero, insomma. Se ne va dunque quello che tutti hanno sempre definito «un gran signore», rispettato e stimato. Alle tante attestazioni di cordoglio giunte alla famiglia si aggiungano anche quella della redazione di Sarzana dalla Nazione.