Sarzana, 3 giugno 2018 - Il nuovo corso dei rifiuti passa attraverso il biodigestore, impianto termofilo semisecco che lavora il prodotto organico a 60 gradi ottimizzando la produzione del gas metano. Un passo avanti rispetto all’attuale attività svolta a Saliceti, un sistema diventato consuetudine in tanti Stati europei e adottato in varie zone d’Italia. L’idea di allargare, ammodernare e mettere in linea con il concetto di rifiuti 2.0 la struttura costruita da Acam al confine tra i territori di Vezzano e Santo Stefano è affidata alla progettazione di ‘Re.Cos Spa’, società controllata Iren. Una prospettiva che inevitabilmente già solleva malumore. «E’ comprensibile – spiega l’amministratore della società Michele Stretti – perchè toccare certi argomenti è sempre molto delicato. Inevitabile fare riferimenti ai disastri ambientali provocati dallo smaltimento senza regole e rispetto, anche dalle nostre parti. Per questo diciamo che occorre avere sensibilità per la paura e la diffidenza, fornendo le spiegazioni giuste e corrette. Senza lasciarsi prendere dagli allarmismi».

Un impianto che può dunque agevolare la chiusura del ciclo dei rifiuti? «Certamente – continua  Stretti– perchè il biodigestore anaerobico rappresenta un vantaggio in termini di investimento. Ma come ho già avuto modo di specificare siamo ancora lontani dalla realizzazione e prima di spiegare il funzionamento occorre ottenere la possibilità di costruirlo. Stiamo avviando i contatti con i proprietari delle aree interessate e vedremo le risposte. Sicuramente le superfici incidono sulla qualità».

Perchè a Saliceti?

«Innanzittutto perchè è già avviato un procedimento sul tema rifiuti e realizzandolo in quel sito avrà vantaggi notevoli, anche soltanto pensando alla viabilità garantita dalla vicinanza dell’autostrada. Un impianto che può garantire il trattamento di 60-80 mila tonnellate ricevendo una quota anche da fuori Provincia è in grado di fornire risultati eccellenti. Il traffico? Credo che ragionando su questi termini parliamo di una decina di camion al giorno. Possono rivelarsi un problema?»

Il problema potrebbe essere però di natura ambientale?

«Le operazioni verrebbero svolte tutte al chiuso – prosegue Stretti – su una dimensione che per il momento è impossibile da stabilire proprio perchè occorre ancora reperire gli spazi. Parliamo in teoria di decine di migliaia di metri quadrati. La valutazione della qualità dell’impianto inoltre passerà attraverso la commissione regionale, ovvero da quei tecnici che hanno bocciato la discarica di Saturnia ritenendola non sufficientemente sicura. Per cui la parola finale non spetta a Re.Cos ma a un organismo che ha già dimostrato competenza e severità di giudizio».

I residenti hanno sollevato il timore di incidenti oltre che di emissioni di odori.

«Il biogas cambia la storia e la tradizione dei rifiuti e la lavorazione anaerobica e al chiuso offre garanzie sulle emissioni. – spiega Stretti – Pericoloso? Anche un coltello da cucina lo è ma se custodito bene riduco la possibilità di tagliarmi. Così è un impianto che si avvale delle migliori tecnologie. Non posso dire che non lo sia, ma il tema importante è come neutralizzare le possibilità di incidenti riducendole sensibilmente. Garantire lo zero assoluto è impossibile ma questo vale per qualsiasi strumento, anche un elettrodomestico. Mi auguro che ci sia la massima partecipazione da parte di sindaci e cittadini per affrontare insieme il progetto».